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Egitto e Turchia: prove tecniche di integrazione economica

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Egitto e Turchia sembrano voler impostare i propri rapporti bilaterali al fine di incidere sugli scenari regionali. Lo scorso settembre, il Cairo è stata l’ultima tappa del tour nei Paesi arabi del Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdoğan: nell’incontro con il collega egiziano Essam Sharaf (al quale ha preso parte anche una nutrita delegazione di ministri e businessman dei due Paesi), sono stati conclusi vari accordi di cooperazione economico-industriale, culminati nell’istituzione di un Consiglio di Cooperazione Strategica.

Le relazioni tra i due Paesi, da sempre stabili ma mai pienamente sviluppate – hanno subito un significativo impulso dal 2007 con l’entrata in vigore del forum strategico commerciale, Free Trade Agreement (FTA). Da allora il volume commerciale degli investimenti è più che triplicato, passando da circa 1 miliardo di dollari del 2006 ai 3,5 miliardi del 2011, con un trend di ulteriore crescita. Si stima, infatti, che entro il 2012 il volume dell’interscambio commerciale raggiungerà i 10 miliardi.

E’ in quest’ottica che le due delegazioni hanno firmato 11 accordi di cooperazione in diversi settori – energetico e di sfruttamento delle risorse naturali, scientifico-tecnologico, culturale e nelle telecomunicazioni – dando nuova linfa alle relazioni bilaterali, con un possibile impatto anche regionale. Queste intese prevedono meccanismi che incoraggino una reciproca penetrazione delle rispettive banche e di altri attori del settore privato, soprattutto con investimenti turchi in Egitto. In particolare, Ankara avrà la possibilità di rafforzare la propria presenza industriale nelle città di Ismailia, Damietta e Alessandria e di operare investimenti mirati nei settori del turismo, dei trasporti, del manifatturiero e dell’energia. Le aziende egiziane, per parte loro avranno l’opportunità di consolidare le proprie attività nella regione meridionale turca – Adana, Mersin, Gaziantep, Iskenderun e nella provincia di Kilis – e di sviluppare un progetto di prolungamento del gasdotto Arab Gas Pipeline (AGP). 

L’approvvigionamento energetico rivestirà un ruolo fondamentale: tra gli accordi siglati a settembre c’è una road map per lo sviluppo di una rete energetica che coinvolga non solo i due Paesi, ma l’intero Mediterraneo sudorientale. Alla base dell’iniziativa turco-egiziana vi è l’intenzione di costruire un network infrastrutturale per certi aspetti simile a quanto l’Unione Europea sta tentando di realizzare con North Stream, South Stream e Nabucco. L’ambizioso obiettivo è di rendere Turchia ed Egitto i principali rivenditori di energia e dunque gli interlocutori privilegiati non solo per i mercati europei, ma anche per quelli africani e asiatici.

In tal senso, Zuhal Mansfield, Presidente del Turkish-Egyptian Business Council, ha affermato che il rafforzamento di questa partnership può contribuire alla nascita di un’effettiva unione economica, della quale potrebbe beneficiare tutta la regione MENA (Middle East and North Africa). La Presidente Mansfield ha anche sottolineato altri aspetti del progetto, come la promozione di scambi studenteschi e piani di investimento nel settore agricolo e dell’edilizia.

A conferma di questa politica ambiziosa si terrà la Turkish-Arab Industrial Cooperation Conference il 6 e 7 dicembre in Turchia, sotto l’egida del Primo Ministro turco e della Lega Araba: le discussioni, che dovrebbero incentrarsi sui settori del turismo e dei trasporti, si avvarranno del lavoro preparatorio del Turkish-Egyptian Business Council.

Va detto tuttavia che si tratta prevalentemente di progetti a lunga scadenza, soprattutto alla luce del fatto che l’Egitto deve ancora riorganizzare la propria macchina statale e avrà bisogno di tempo per definire un nuovo corso di politica estera. Certamente, agganciare l’economia egiziana a uno dei motori della crescita regionale è in linea con i fondamentali interessi nazionali egiziani, qualunque sia l’assetto politico del nuovo Egitto con le sue gravi incertezze.