international analysis and commentary

L’avvertimento di Macron: “pas trop diplomatique”

1,060

Si può dire qualunque cosa di Emmanuel Macron, a cominciare dal fatto che la sua intervista all’Economist dell’inizio di novembre ha certamente un sapore gaullista. Ma non c’è dubbio che è una intervista da leggere per chiunque si occupi di politica europea. La qualità del pensiero di Macron è largamente superiore alla media dei messaggi – che siano twitter o proclami – che arrivano dalle capitali europee. Si può essere d’accordo o in disaccordo sui singoli punti; siamo tuttavia di fronte a ciò che esiste di meglio nella classe politica del Vecchio Continente.

Il messaggio generale del Presidente francese è in realtà un duro avvertimento: l’Europa, che è “eccezionalmente fragile” nella situazione mondiale attuale, caratterizzata dal ritorno alla competizione fra grandi potenze, è destinata a scomparire, ad essere travolta, se non sarà in grado di pensarsi a sua volta come “una potenza globale”. Per farlo, deve prendere atto che la garanzia americana è meno credibile di un tempo e che la NATO, lo strumento politico e militare dell’Alleanza atlantica, vive una sorta di “morte celebrale”. In realtà questa conclusione (che Macron deriva essenzialmente dalla gestione della crisi siriana, scenario in cui la NATO come organismo decisionale c’entra poco) è eccessiva: al di là del modo sprezzante in cui Donald Trump ha gestito le alleanze europee in questi anni, la NATO resta un credibile strumento di difesa collettiva sul fronte Est dell’Europa. La tesi di Macron – secondo cui la deterrenza nucleare europea potrebbe essere garantita dalla Francia – è invece poco credibile e poco accettabile per una parte rilevante degli europei. I quali, a cominciare dai polacchi ma inclusi tedeschi e italiani, hanno sempre preferito l’ombrello americano a quello francese.

 

 

Il richiamo a un aumento delle capacità militari dell’Europa è d’altra parte più che giusto, quando è concepito come parte di una visione strategica e come complementare, piuttosto che alternativo alla NATO. Così come lo è la convinzione che rientri negli interessi europei un solido accordo con la Gran Bretagna (post Brexit) sulla sicurezza e difesa.

Macron è anche convinto che l’Europa debba concepire i rapporti con le altre grandi potenze globali con maggiore autonomia: ciò vale per la Cina (va regolata la partita del 5G) e vale per la Russia (aprendo un dialogo strategico che renda possibile forme di cooperazione). Anche qui, il presidente francese individua senza troppe cautele uno scenario possibile ma va probabilmente troppo in là, dal momento – ad esempio – che l’apertura alla Russia non può prescindere da una soluzione della questione ucraina (punto che Macron in parte concede e in parte minimizza). E di nuovo: questa posizione tende a isolare la Francia invece che a procurarle alleati in Europa. Lo stesso vale per la decisa opposizione a nuovi allargamenti dell’Ue: la crisi politica interna all’Europa non dipende solo dal numero dei membri, come tende a sostenere il Presidente francese, ma dalle divergenze palpabili fra gli attori principali e dalla crisi politica interna ai paesi maggiori. Il problema viene dal Centro, insomma, non solo dalla periferia.

L’analisi geopolitica di Macron proietta l’Europa nel mondo di oggi, che ha in effetti molte delle caratteristiche che il presidente francese descrive. Dopo avere utilizzato decenni per costruirsi all’interno, l’Europa sopravviverà solo se sarà in grado di affrontare, con la volontà politica necessaria e gli strumenti giusti, le nuove forme della competizione globale. Per farlo, dovrà anche ripensare in parte gli strumenti di concorrenza e la politica commerciale, senza cedere a tentazioni protezionistiche (che in parte affiorano nell’impostazione francese).

Quella che si legge sull’Economist è un’analisi non diplomatica del Presidente francese. Che ha il vantaggio della brutale franchezza ma che soffre gli eccessi di visione di un paese che concepisce se stesso come leader naturale dell’Europa. Il problema è che questa posizione di leadership va conquistata non solo con le idee ma con una politica di alleanze e tenendo conto delle sensibilità o interessi altrui; non può essere data per scontata. La Francia non è l’Europa. E quando invita l’Europa a pensarsi come potenza globale Macron non può immaginare che gli europei nel loro insieme si identifichino in realtà con la ”puissance“ francese.