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La marcia di Trump verso il “Super Tuesday”, e oltre

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È un Donald Trump in grande spolvero quello che si avvia verso il Super Tuesday del 5 marzo. L’ex Presidente ha finora vinto tutti gli appuntamenti elettorali delle primarie repubblicane. E particolarmente notevoli si sono rivelati i risultati in South Carolina e Michigan. Nel primo Stato, Trump ha superato Nikki Haley di 20 punti, mentre nel secondo il suo vantaggio sulla rivale è salito a 40 punti. Il frontrunner repubblicano ha mostrato inoltre delle buone performance per quanto riguarda il numero assoluto dei voti raccolti. In South Carolina ne ha presi oltre 451.000, mentre in Michigan ha sfiorato i 756.000: un incremento significativo rispetto al 2016, quando – sebbene a fronte di un numero maggiore di contendenti in campo – vinse le primarie in questi due Stati, fermandosi rispettivamente a 240.000 e 484.000 voti.

Trump a un comizio in Michigan

 

La forza elettorale di Trump nel campo repubblicano sarà probabilmente confermata anche in occasione del Super Tuesday, quando voteranno contemporaneamente 16 Stati (più il “territorio” di American Samoa), attribuendo una fetta rilevante dei delegati complessivi (854 su un totale di 2.429). In particolare, quel giorno si esprimeranno anche Texas e California: gli Stati più popolosi, che mettono in palio il più alto numero di delegati. Secondo la media sondaggistica di Real Clear Politics, in California Trump sopravanzerebbe la Haley di 52 punti, mentre il suo vantaggio in Texas sarebbe addirittura del 70%. Infine, va sottolineato un aspetto non di poco conto. Come recentemente riportato dal Washington Post e dal Wall Street Journal, l’ex Presidente sembrerebbe crescere nel voto degli elettori suburbani: una quota cruciale rispetto a cui, in passato, Trump si era trovato assai spesso in forte difficoltà.

Con questi numeri, l’ex Presidente si aspetta di blindare matematicamente la nomination entro metà marzo, mentre è oggettivamente difficile che l’ex Ambasciatrice all’ONU riesca a ribaltare la situazione a proprio favore. Dopo la non troppo brillante performance in New Hampshire e dopo l’umiliazione subita in Nevada (dove è arrivata dietro l’opzione “nessuno di questi candidati”), la Haley aveva puntato quasi tutte le proprie carte sul South Carolina: suo Stato d’origine, di cui fu anche Governatrice dal 2011 al 2017. Se non proprio di vincere, la Haley aveva almeno bisogno di arrivare seconda a pochi punti di distanza da Trump nel cosiddetto Palmetto State: un obiettivo, questo, che le avrebbe consentito di presentarsi come competitiva, ma che la diretta interessata non è tuttavia riuscita a conseguire. La netta sconfitta in South Carolina non ha inferto un duro colpo alla Haley solo in termini di immagine ma anche sul fronte della raccolta fondi. Il network gravitante attorno al miliardario Charles Koch ha fatto sapere di aver interrotto il proprio sostegno finanziario all’ex Ambasciatrice, nonostante avesse continuato a garantirglielo dopo le sconfitte in Iowa, New Hampshire e Nevada. Ricordiamo che Koch è uno storico finanziatore del Partito Repubblicano e che, ormai da tempo, risulta in rotta di collisione con Trump.

Attenzione: questo non vuol dire che la strada per l’ex Presidente sia del tutto in discesa in vista delle elezioni novembrine. La Haley ha catalizzato il voto di quell’area repubblicana che non vuole Trump: un’area che, per quanto minoritaria, appare piuttosto agguerrita e che, chissà, potrebbe voltare le spalle al Grand Old Party, qualora Trump dovesse tornare a essere il candidato presidenziale. Inoltre, bisognerà vedere se le buone performance dell’ex Presidente con l’elettorato suburbano tenderanno a consolidarsi nei prossimi mesi o se sono, al contrario, destinate a rivelarsi un fuoco di paglia. Tuttavia, al netto di queste significative incognite sul futuro politico di Trump, ci sono pochi dubbi sul fatto che l’ex Ambasciatrice non abbia ormai de facto più alcuna chance di vincere le attuali primarie. C’è allora da chiedersi per quale ragione si ostini a restare in corsa. Sotto questo aspetto, è possibile formulare varie ipotesi.

 

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In primo luogo, non si può escludere che la Haley stia negoziando con Trump un’eventuale candidatura alla vicepresidenza. Per quanto smentito dai diretti interessati, si tratta di uno scenario assai probabilmente ancora sul tavolo. Il punto è che, più la Haley prosegue la corsa pur non avendo di fatto delle chance di vittoria, più quest’ipotesi è destinata a tramontare. L’ala trumpista dura e pura ha già fatto sapere di non volere un eventuale ticket che includa l’ex Ambasciatrice. Ragion per cui, più si acuisce lo scontro, più Trump avrà difficoltà, in caso, a selezionarla come vice e a farla digerire ai suoi sostenitori oltranzisti.

Un secondo scenario è che la Haley resti in campo scommettendo sui guai giudiziari del rivale: non dimentichiamo che la Corte Suprema degli Stati Uniti dovrà infatti prima o poi pronunciarsi sulla candidabilità di Trump. C’è tuttavia da chiedersi se, qualora l’ex Presidente fosse interdetto dalle elezioni, i delegati virerebbero automaticamente sulla Haley durante la Convention nazionale di luglio. È lecito dubitarne. In fin dei conti, secondo la media di Real Clear Politics, la Haley gode del sostegno di appena il 15% degli elettori repubblicani complessivi a livello nazionale. Inoltre, anche se Trump dovesse essere dichiarato incandidabile, avrebbe comunque un peso nell’orientare il voto dei suoi delegati, per quanto formalmente svincolati. A quel punto, è forse più probabile che emerga qualcuno non candidatosi alle attuali primarie repubblicane.

Più machiavellico della Haley si è invece rivelato Ron DeSantis: il Governatore della Florida che, nonostante un dignitoso secondo posto al caucus dell’Iowa, ha deciso di ritirarsi prima delle primarie in New Hampshire, dove avrebbe probabilmente rimediato una sonora batosta. DeSantis ha, sì, dato un endorsement formale a Trump. Ma ha di recente anche categoricamente escluso di essere interessato a un posto da Vicepresidente al suo fianco. Inoltre, negli scorsi giorni, non ha risparmiato qualche frecciata all’ex Presidente. Questo vuol dire che probabilmente il Governatore ha intenzione di tirare i remi in barca, scommettere su una sconfitta di Trump a novembre e ripresentarsi alle presidenziali tra quattro anni. Una strategia non troppo dissimile da quella adottata da Ronald Reagan nel 1976, dopo essere stato sconfitto da Gerald Ford alle primarie repubblicane di quell’anno.

 

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La Haley, di contro, rischia seriamente di bruciarsi, perché parte consistente della base repubblicana la accusa ormai, a torto o a ragione, di fare il gioco dei democratici. A pesare contro di lei sono tra l’altro stati due elementi: il fatto che la campagna di Joe Biden rilanci le sue critiche a Trump e, soprattutto, il fatto che il suo Super Pac abbia inviato email agli elettori dem del South Carolina per chiedere di sostenerla alle locali primarie repubblicane.

La partita per novembre resta aperta e ricca di incognite. Ma, salvo sorprese eclatanti, quella per le primarie repubblicane sembra ormai avviarsi a conclusione.