Una recente ricerca che l’Harvard Study of Adult Development ha svolto su 724 uomini e oltre 1300 dei loro discendenti, nel corso di tre generazioni, per oltre 85 anni, ha ottenuto come risultato che le buone relazioni affettive, più di ogni altra cosa, mantengono sani e felici a lungo. Questo non dovrebbe stupire, ma quello che può sembrare scontato, molto spesso, soprattutto in ambito lavorativo, non lo è. Perciò occorrono sempre dei grandi cambiamenti per rendersi conto dell’ovvio.
Una nuova esigenza di “benessere”
Nel post-pandemia, accanto alla parola wellness (che riguarda più il benessere psico-fisico), si è fatta strada un’altra parola, wellbeing, che sta a significare la ricerca di maggior tempo per sé conciliando famiglia, interessi e lavoro. Un benessere, dunque, che non tocca solo la sfera psico-fisica, ma sottintende anche quella sociale, finanziaria e professionale di un lavoratore. Nel 2022, da un sondaggio Ipsos condotto per il World Economic Forum in trenta Paesi, è emerso che l’82% delle aziende intervistate considerava la salute dei dipendenti una priorità, ma molte non avevano una strategia ben definita di benessere nella propria politica aziendale, nell’attrazione di talenti e negli obiettivi di performance. Il 28% dei dipendenti ha dichiarato di avere difficoltà a concentrarsi sul lavoro dopo la pandemia a causa della propria instabilità emotiva, il 20% impiegava più tempo per completare le proprie attività e il 15% aveva problemi a pensare, ragionare o decidere.
Wellbeing è un concetto olistico, che riguarda il benessere nella sua totalità; , i motivi che alimentano questo approccio sono molti, e un’azienda deve sapersi riorganizzare perché è evidente il divario che si è venuto a creare tra i cosiddetti boomer, che spesso occupano le posizioni di vertice all’interno delle aziende, e quella dei millennial e della successiva “Gen Z” (i nati tra le metà degli anni ’90 e la metà degli anni 2010). In sostanza si rivela che, soprattutto per i giovani, particolarmente attenti al work-life balance, il lavoro deve avere uno scopo importante, e la motivazione all’impiego non nasce solo dal trovare un “lavoro”, ma dal partecipare a un progetto nel quale identificarsi e in cui valga la pena investire la vita.
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Una risposta ci può venire dall’Age Management, o Generation Mix, una delle principali sfide strategiche che le imprese si trovano ad affrontare oggi: il rapporto intergenerazionale nelle aziende che vede da un lato cinquantenni ancora nel pieno di una produttività più tradizionale, e giovani che non hanno esperienza ma nuove capacità e conoscenze tecnologiche utili ad affrontare i cambiamenti attuali. Lo scambio di competenze tra giovani e anziani – appunto il generation mix – vede i primi portatori di innovazione e tecnologia e i secondi con un grande bagaglio culturale da trasferire. La necessità di attrarre e trattenere i talenti riguarda tutte le aziende che devono realizzare adeguati piani di retention, partendo proprio da un’approfondita analisi della situazione organizzativa.
Esempi di imprese che hanno puntato su un welfare aziendale ce ne sono diversi, tra cui l’italiana Lamborghini, che considera i propri dipendenti come risorse fondamentali per la messa in scena del successo dell’impresa e che ha dato ampio spazio al work-life balance attraverso una flessibilità oraria, un’attenzione per i neogenitori e alle donne in gravidanza, un programma di integrazione sanitaria, diritto allo studio, campi estivi per i figli dei dipendenti, premi in ferie per i venticinque anni di anzianità di servizio, la possibilità di usufruire del servizio mensa take-away e dell’home-office, di un sistema di pre-pensionamento adeguato così da permettere l’ingresso in azienda ai giovani e un programma etico di tutela ambientale.
Umberto Tossini, Chief People, Culture & Organization Officer di Automobili Lamborghini, dichiara: “Seguiamo da tempo una linea di innovazione che intende rispondere ai bisogni dell’impresa creando valore aggiunto. La motivazione di tutte le persone nell’organizzazione è il motore primo del suo successo perché chiama a raccolta le migliori energie e competenze delle persone attorno ad uno scopo comune. In questo quadro il sistema innovativo di turni che abbiamo sviluppato garantisce di aumentare la capacità dei nostri impianti per essere tempestivi nel servizio al numero crescente di clienti che abbiamo in tutto il mondo. Allo stesso tempo le novità introdotte vengono incontro alle aspettative delle persone attraverso un orario di lavoro che consenta a tutte e tutti il recupero delle energie fisiche e mentali necessarie al benessere comune”.
Quanto è importante anche il luogo di lavoro nell’approccio wellbeing? Se l’è chiesto anche lo sviluppatore immobiliare Europa Risorse SGR che ha affidato alla società di ricerche di mercato e consulenze Nomisma un sondaggio su 500 dipendenti di grandi aziende nell’area di Milano, fornendo indicazioni numeriche sulle esigenze dei lavoratori rispetto agli ambienti di lavoro e gli effetti dell’ufficio biofilico. Da quanto emerso, Europa Risorse affida a Kengo Kuma and Associates la progettazione di “Welcome”, un nuovo complesso a Crescenzago (Milano), che vuole segnare un punto di riferimento per gli uffici biofilici del futuro, partendo proprio da un’architettura più green e un layout degli uffici in stretta relazione con il verde.
Secondo la ricerca, un fattore importante è la facilità con cui ci si reca sul posto di lavoro (54%) così come incide la sede fisica (43%) in termini di layout, cioè che presenti nuove soluzioni di disegno degli ambienti con aree che favoriscano la flessibilità nella gestione del lavoro e la condivisione, oltre ovviamente al benessere fisico dato dalla qualità dell’aria, da una buona acustica e dal comfort. In particolare Welcome parte dalla riqualificazione dell’intera zona del Municipio 3 di Milano con uffici, auditorium, spazi di co-working, ma anche ristoranti, negozi, un supermercato, un’area wellness e luoghi per eventi temporanei che siano d’aggregazione.
“Sino a oggi, la direzione intrapresa dall’architettura è stata quella di rescindere il rapporto tra uomo e natura. In futuro, il ruolo delle costruzioni sarà quello di connettere i due mondi, esattamente come avviene in Welcome, dove l’architettura propone modi di lavorare e stili di vita nuovi”, sostiene Kengo Kuma.
“Siamo passati dalla tipologia tradizionale dell’ufficio chiuso, basato sulla produttività, a un luogo progettato sul senso del movimento e dell’ambiente naturale, che incorpora aria e luce in una scala simultanea dell’interno e dell’esterno”, precisa Yuki Ikeguchi, partner di Kengo Kuma and Associates e designer di Welcome.
La questione dell’Intelligenza Artificiale
Un altro aspetto importante da non sottovalutare in questa epoca è che le aziende che vogliono stare al passo e trarre vantaggio dalle nuove tecnologie devono iniziare a dialogare e poi a implementare l’Intelligenza Artificiale, che sta segnando una rivoluzione nell’approccio all’innovazione e allo sviluppo di nuove idee.
Un’educazione all’AI permette di non subire passivamente queste possibilità ma di identificare gli strumenti che possono fare la differenza. L’automazione dei processi, l’analisi dei dati e il servizio clienti sono tra le prime aree ad aver giovato dell’AI e molte aziende ormai ne fanno un uso strumentale adeguato, ma l’uso che ne può essere fatto è sicuramente più ampio, inclusivo e sostenibile.
Ad esempio, i modelli open source dell’AI possono effettivamente “democratizzare” la tecnologia permettendo anche alle piccole imprese, così come ai ricercatori, di poter accedere e usare strumenti tecnologici avanzati. Si deve ribadire che è però fondamentale educare, formare, condividere le conoscenze per far sì che le aziende personalizzino il supporto, l’apprendimento e le funzionalità che realmente occorrono ai loro dipendenti per migliorare l’efficienza operativa e l’efficacia di prodotto e per stimolare l’innovazione. Scegliere la soluzione più adatta alle loro specifiche esigenze è una sfida che le aziende possono vincere con un’adeguata formazione, perché il dubbio non è se adottare o meno l’AI nel proprio contesto, ma comprendere e conoscere i requisiti specifici di cosa si vuole implementare e le implicazioni e l’impatto che ne derivano.
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L’intelligenza artificiale offre una concreta possibilità di rivoluzionare il lavoro, migliorando l’efficienza e la qualità della vita lavorativa, ma non si possono tralasciare i rischi di questa implementazione che richiede un’attenta regolamentazione, equa e responsabile. Nel 2024, uno studio italiano eseguito da IPSOS e commissionato da Kelly, società internazionale di head hunting, rivela che il 53% degli intervistati si è detto preoccupato che l’AI possa influire negativamente sulla retribuzione e il 68% del campione ritiene che l’AI ridurrà il personale nelle aziende. La paura che un progresso troppo veloce non rispetti i tempi di assimilazione psicologica e sociale è tangibile e non può essere sottovalutata: investire in una formazione attenta e innovativa, e non solo tecnologica è dunque la strada da percorrere per le aziende che vogliono essere sempre più competitive nel mercato.
Il mio lavoro mi ha permesso negli anni di visitare tanti luoghi innovativi e di eccellenza. Come ho raccontato nel libro Viaggio nell’innovazione – Dentro gli ecosistemi del cambiamento globale, una volta che l’esperienza viene interiorizzata, ciò che realmente cambia all’interno dell’azienda è la cultura della formazione: separare la conoscenza acquisita dai suoi possessori e trasferirla in un dominio condiviso, attraverso le buone pratiche. C’è un processo di socializzazione (nel caso specifico, l’innovation tour) che passa attraverso un processo di interiorizzazione (che è la conoscenza appresa durante il tour) per giungere a un altro processo di socializzazione (che è la best practice), diverso da quello di partenza perché appunto arricchito dall’esperienza e dalle conoscenze precedenti.
Il viaggio fa tornare trasformati, liberi da vecchi blocchi e aperti a nuovi pensieri, nuovi spazi (mentali e fisici) da esplorare. È nocivo fare resistenza al nuovo, è salutare abbandonare alcuni riferimenti che rischiano di rendere immobili. Il modo giusto di approcciarsi a un viaggio è quello di portare il bagaglio di esperienze acquisite, lasciare a casa le paure del cambiamento e tornare con nuove idee da sviluppare. Questo è arricchimento culturale ed anche benessere dell’imprese e delle persone.