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Il futuro politico di Germania e Austria con l’avanzata della destra

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In Germania si è appena svolta una consultazione elettorale di portata storica, con netti sconfitti e vincitori. Fra questi ultimi la Alternative für Deutschland, la quale avrebbe i numeri per una coalizione a due con i popolari (conservatori) ma è stata decisamente respinta dal leader dei cristianodemocratici (CDU) Friedrich Merz, prossimo Cancelliere. Analogamente, in Austria, proprio in questi giorni è fallita la trattativa per una alleanza fra popolari ed estrema destra e si è optato per una coalizione fra partiti europeisti, contrari all’appeasement. In entrambi i Paesi si mira a varare una “grosse Koalition” a guida democristiana con la rapidità imposta dai drammatici cambiamenti geopolitici.

Il risultato elettorale tedesco. Fonte: Wikipedia.

 

In Germania il 23 febbraio i tre partiti della defunta coalizione detta “semaforo“ hanno subito disastrose perdite (per i socialisti del Cancelliere uscente Scholz e in minor misura per i Verdi, addirittura con la scomparsa dal Bundestag per i liberali di Christian Lindner, sotto la soglia del 5%); ma era largamente previsto. Come prevista è la maggioranza relativa (28,5%) con un netto distacco ottenuta dalla CDU-CSU, da alcuni anni all’opposizione, e quindi la conquista della Cancelleria per il conservatore Friedrich Merz. Una vittoria appannata dall’aver mancato il traguardo del 30%.

Pure scontato era che l’AfD si piazzasse al secondo posto raddoppiando i suoi voti in percentuale. Ha superato il 20%, ma ha il 34% nell’ex DDR (nei Länder occidentali la metà: 17%), e dunque mantiene anche una chiara connotazione regionale. In quattro delle cinque regioni orientali sta fra il 37 e il 41%, più del doppio della CDU. Ma più significativo è il fatto che il capo dei popolari abbia energicamente ribadito, come già nei giorni prima del voto, l’assoluta incompatibilità delle rispettive posizioni.

L’unica sorpresa è il forte recupero riuscito a Die Linke (La Sinistra), risalita in pochi mesi dal 3% all’8,8%. Fra i giovani è, con la sua linea pacifista ma concentrata soprattutto sulle politiche sociali, addirittura il primo partito, con il 24%; e lo è fra i berlinesi con il 20%.

Ma quello che più interessa è l’effetto del voto sulle coalizioni possibili. E queste dipendevano da pochi decimali del risultato riguardante i due partiti più piccoli, comunque destinati a rimanere fuori dal governo: FDP e BSW. Infatti, proprio perché questi due partiti sono scivolati entrambi sotto la soglia del 5% (la BSW, Lega Sahra Wagenknecht, per un soffio), sarà ora sufficiente una coalizione a due fra CDU-CSU e i socialisti come junior partner. Qualora la BSW (nata da una scissione di Die Linke) fosse rimasta sul 5%, come era sembrato dai primi exit poll, e fosse quindi entrata nel Bundestag, Merz si sarebbe visto costretto a invitare un terzo partner, i Verdi. Con loro sarebbe stato più difficile negoziare un accordo, dato che sono proprio le recenti leggi sulla transizione energetica ad aver provocato parecchio malcontento fra gli elettori, e quindi gli ecologisti avrebbero dovuto rinunciare a molti dei loro obiettivi in quel campo.

 

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Il nuovo Cancelliere punta a presentare il proprio governo entro Pasqua; ovviamente i socialdemocratici, ora guidati da Lars Klingbeil al posto di Olaf Scholz, prendono tempo per non privarsi di ogni potere negoziale, ma non sembrano intenzionati ad essere troppo intransigenti.

Pur dovendo fare qualche compromesso con loro, Merz imporrà una sterzata a destra nella politica sociale e su migranti e asilo politico. In questo campo, osserva Alice Weidel, la sua AfD ha posizioni simili e sarebbe quindi l’alleato più adatto. Al che Merz ribatte che il fossato è incolmabile su Russia, Ucraina, difesa del diritto internazionale, investimenti nella sicurezza, integrazione europea, euro.

 

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La „Brandmauer” (firewall) opposta dal futuro Cancelliere all’estrema destra è tranquillizzante per il prossimo futuro. A più lunga scadenza la costante crescita registrata fin qui dal suo elettorato e i livelli già raggiunti nei Länder orientali, anche alla luce di quanto stava per succedere in Austria (di cui infra) non possono che destare preoccupazione. Ma sin d’ora il risultato elettorale costituisce un’ipoteca su ogni decisione del Bundestag che richieda la maggioranza di due terzi, come ad esempio la abrogazione del „freno sul debito“ (Schuldenbremse) iscritto in Costituzione e la creazione di un fondo speciale per il riarmo sottratto alle regole sul bilancio: AfD e Die Linke potrebbero costituire una minoranza di blocco.

Il nuovo Cancelliere tedesco Friedrich Merz

 

Anche a Vienna la marcia dell’estrema destra verso il potere ha subito nei giorni scorsi una battuta di arresto: il fallimento delle trattative – ormai in corso da mesi – fra i popolari e la FPÖ per la formazione di un governo capeggiato da Herbert Kickl, uno dei più accesi fra i „Patrioti“ anti-Bruxelles cari a Donald Trump e Elon Musk.

Fra i due Paesi c’è evidentemente uno sfasamento temporale: quello che Merz oggi respinge, la partecipazione di un partito inquinato da elementi neo-nazisti a un governo guidato dai popolari (democristiani) come auspicato dal vice-presidente americano JD Vance, ha avuto due precedenti nella recente storia austriaca, da ultimo con il governo Kurz-Strache (2017-19), in cui Kickl era Ministro dell’Interno. L’ulteriore passo verso la “orbanizzazione” che stava per fare l’Austria portando lo stesso Kickl alla Cancelleria è oggi impensabile in Germania, ma potrebbe non esserlo fra alcuni anni se la sindrome dei Länder orientali si estenderà verso occidente.

In Austria, dopo la vittoria elettorale del settembre scorso (29%) la prassi avrebbe voluto che l’FPÖ ricevesse il mandato a formare un governo. Il Capo dello Stato, constatando l’indisponibilità degli altri partiti a collaborare con l’estrema destra, aveva invece dato l’incarico al Cancelliere uscente, il democristiano Karl Nehammer. I suoi negoziati con i socialisti e i Neos (liberali) erano però falliti all’inizio di gennaio, aprendo la strada all’alternativa di destra. Kickl si è rifiutato di cedere il posto di Cancelliere a una figura meno radicale, e ha condotto le trattative con durezza. Il nuovo leader dei popolari, Christian Stocker, dopo sei settimane di colloqui ha gettato – provvidenzialmente – la spugna. Si torna dunque alla casella di partenza: una coalizione di centro-sinistra con la partecipazione dei liberali. A guidarla sarà, paradossalmente, proprio il democristiano Christian Stocker, il cui partito è nei sondaggi al terzo posto con il 19%. Il nuovo governo dovrebbe essere varato a breve.

Pericolo scampato, per ora. Ma se il centro-sinistra non riuscirà ad attuare una efficace politica di contenimento dell’immigrazione e della spesa per l’assistenza agli immigrati, di misure contro coloro che si rifiutano di integrarsi, e di rilancio della congiuntura (dopo due anni di recessione, come in Germania), si prevede che l’elettorato si sposterà ulteriormente verso destra, e diventerà ancora più difficile sbarrare a Kickl la strada verso la Cancelleria. E se gli sviluppi in Austria rappresentano una anticipazione di ciò che può avvenire in Germania, l’Europa sarà davvero in pericolo.