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Come la Groenlandia entra nella storia

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Il nome Groenlandia non nasce come una descrizione geografica, ma come una scelta che oggi definiremmo «strategica». A coniarlo fu Erik il Rosso, leggendario esploratore vichingo del X Secolo, che chiamò «Grœnland», ovvero terra verde, quell’isola già allora in gran parte coperta dai ghiacci. Secondo le saghe nordiche, la decisione fu deliberata, poiché un nome invitante avrebbe reso il territorio più attraente agli occhi dei potenziali coloni.

Monumento a Eric il Rosso in Groenlandia

 

La Groenlandia, dunque, entra nella storia non solo come spazio fisico, ovvero come geografia fisica, ma, evidentemente, anche come costruzione politica e narrativa, espressa attraverso quello strumento, anche di potere, che è il linguaggio, sebbene non ancora in termini di stato-nazione. A distanza di oltre mille anni, si tratta di un aspetto niente affatto marginale nella questione delle recenti pretese statunitensi di accaparramento dell’isola artica.

La storia della Groenlandia precede di millenni qualsiasi interesse delle potenze e delle superpotenze contemporanee, intese strettamente ed esclusivamente in senso militare. Popolazioni Inuit abitano l’isola da oltre quattromila anni, durante i quali sviluppano forme di vita e di organizzazione sociale profondamente adattate a un ambiente estremo o quasi estremo. Il loro rapporto con il territorio è fondato sulla continuità, sulla conoscenza ecologica e su un’identità culturale ancora oggi centrale nella società groenlandese. Gli insediamenti di origine scandinava, avviati nel Medioevo lungo la costa sud-occidentale, non sopravvivono nel lungo periodo, a differenza invece delle comunità Inuit. Nella lingua eschimese-aleutina, il sostantivo plurale «inuit» significa semplicemente «esseri umani».

Un rito Inuit

 

A partire dal XVIII secolo, la Groenlandia entra stabilmente nell’orbita del Regno di Danimarca, che instaura una presenza amministrativa continua. Questo legame, dunque, non è il risultato di una spartizione recente o di una decisione arbitraria, ma è frutto di un processo storico-politico lungo e documentato. Nel 1953 la Groenlandia cessa formalmente di essere una colonia e diviene parte integrante del Regno di Danimarca. Da quel momento, il suo status politico si è evoluto in modo progressivo e istituzionalmente riconosciuto.

 

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Successivamente, nel 1979, è introdotta l’autonomia interna, ampliata in maniera significativa con l’Atto di Autogoverno del 2009, secondo il quale ai groenlandesi è riconosciuto il diritto all’autodeterminazione e alle autorità groenlandesi sono attribuite competenze amministrative estese, incluse il governo delle proprie risorse naturali, punto centrale delle pretese della attuale amministrazione presidenziale statunitense. Formalmente, l’autonomia groenlandese è esercitata attraverso un proprio parlamento e un proprio governo, mentre la Danimarca mantiene competenze come la difesa e la politica estera, esercitate nel rispetto delle istituzioni groenlandesi, sostanzialmente come uno stato federale, per esempio come la Svizzera, la Germania, il Canada e i medesimi Stati Uniti d’America.

 

È in questo quadro storico, politico e giuridico che devono essere collocate le esternazioni del presidente statunitense Donald Trump, tanto nel 2019 quanto in questi giorni, nelle quali si continua a ipotizzare l’acquisto, volente o nolente, della Groenlandia. L’isola è indubbiamente strategica per la sua posizione nell’Artico e per il suo ruolo nella sicurezza transatlantica, come pure per le sue rotte marittime e per le sue risorse minerarie che, forse, saranno più facilmente accessibili nei prossimi decenni a causa dello scioglimento dei ghiacci. Gli Stati Uniti sono già presenti da tempo sul territorio groenlandese attraverso accordi militari con il Regno di Danimarca. Tuttavia, una rilevanza strategica non equivale a disponibilità politica o, ancora di più, a proprietà privata.

 

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Ridurre la Groenlandia a un oggetto acquistabile o una voce contabile dello stato patrimoniale nazionale, significa ignorare la sua storia, la sua popolazione e il suo status giuridico. La Groenlandia non è uno spazio vuoto da riempire, ma un territorio con una memoria lunga, un’identità definita e un legame legittimo con il Regno di Danimarca, riconosciuto, per quel che resta, dal diritto internazionale.

In toponomastica, un nome proprio è una notazione specifica adottata da una comunità o da un organismo amministrativo allo scopo di identificare e distinguere un luogo o un’altra entità geografica. Groenlandia è nome proprio, e non un nome comune.