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L’Egitto di Morsi alla prova del fuoco

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Il nuovo presidente egiziano, Mohamed Morsi, ha dato un segnale importante con la visita ufficiale in Italia di metà settembre. Questa ha coinciso con un’ondata di anti-americanismo che da Benghasi si è propagata in gran parte del Nord Africa e del Medio Oriente. A prima vista, la violenza degli ultimi giorni sembra mettere in discussione le speranze suscitate dalle “primavere arabe”, ma questa conclusione è probabilmente prematura. In ogni caso, l’Egitto è il paese-chiave su cui è necessario scommettere, tanto per l’Italia e per l’Europa quanto per gli Stati Uniti.

Cresciuto nella Fratellanza musulmana e con un dottorato americano, Morsi è il primo presidente democraticamente eletto nella storia egiziana. Appena insediato, ha escluso le frange più estremiste dal suo governo, per creare una coalizione in grado di stabilizzare il paese e affrontare la crisi economica. Al contempo, ha mostrato un nuovo attivismo in politica estera, lavorando per tessere una rete di relazioni con i paesi della regione, l’Occidente e importanti nazioni emergenti.

Morsi ha così visitato Teheran, dopo oltre trent’anni di reciproca ostilità tra i due paesi; ha promosso la creazione di un quartetto regionale per contenere la crisi siriana; ha riconosciuto il trattato di pace con Israele e ha intanto approvato operazioni militari contro alcune cellule terroristiche al confine tra Israele e Striscia di Gaza.

Per rilanciare l’economia egiziana e arginare la crescente disoccupazione giovanile, Morsi ha mirato ad alcune delle economie con alti tassi di crescita, facendo della Cina la sua prima meta fuori dalla regione. Dopo il viaggio in Europa, nell’agenda del presidente ci sono Brasile e Cile.

Per vicinanza geografica e continuità delle relazioni politiche, l’Italia può essere comunque un punto di partenza per il rilancio economico egiziano. Anche se nel 2012 siamo scivolati al quarto posto per le esportazioni e siamo solo undicesimi sul fronte degli investimenti diretti, restiamo il secondo partner commerciale del Cairo, il primo a livello europeo. Sono ottocento le aziende italiane che operano in Egitto, e sia le rotte commerciali che la mobilità umana che dal sud del Mediterraneo si dirigono verso Occidente, passano dall’Italia. In un certo senso, quindi, siamo la prima linea del fronte europeo, il che presenta alcune reali opportunità. A Roma, le delegazioni italiana ed egiziana hanno firmato sette documenti che mirano a sviluppare ulteriormente le relazioni commerciali, promuovere gli investimenti e sviluppare turismo e formazione tecnica professionale giovanile. La Cooperazione italiana sta per avviare i negoziati per l’apertura di linee di credito bilaterali (del valore di 45 milioni di euro) per lo sviluppo delle piccole e medie imprese egiziane.

Anche se la transizione egiziana è lungi dall’essere felicemente conclusa – la Costituzione non è stata ancora redatta e parte del Parlamento dovrà passare per nuove elezioni – Morsi ha compiuto dei passi significativi verso la trasformazione del paese, in particolare per quanto riguarda il controllo civile sull’esercito. Anche sul piano dell’uguaglianza giuridica dei cittadini, le dichiarazioni del presidente fanno ben sperare, almeno come direzione di marcia.

Certamente non mancano le sfide e le critiche all’operato del governo: molti temono, in particolare, per il futuro di due cruciali minoranze, cioè le donne e i copti – cioè il 10% della popolazione di fede cristiana che vive in Egitto. Il governo è stato accusato di limitare alcune libertà fondamentali, come quella di scioperare e di informare. Dal punto di vista economico, l’Egitto deve affrontare un deficit di circa 23 miliardi di dollari, circa il 10% del suo prodotto interno lordo (Pil). Secondo gli ultimi dati disponibili, il debito pubblico a fine 2001 era pari a circa l’80% del Pil.

Su tale sfondo, e ancor più alla luce degli eventi di settembre, se l’Italia diventasse davvero la sponda europea dell’Egitto potrebbe contribuire in modo decisivo alla stabilizzazione di un paese cruciale per l’intera regione mediterranea.