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Il discorso della Regina

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Well: posto che i discorsi sono solo discorsi, e che poi c’è bisogno che diventino politiche, questo address di Barack Obama a Westminster Hall, nella casa madre dei parlamenti moderni, è stato un grande discorso. Come tono: Obama ha finalmente ritrovato il timbro ispirato dei primi tempi. Come sostanza: Obama ha finalmente detto a cosa serve la NATO, l’Alleanza fra le democrazie occidentali. E come messaggio: Obama ha finalmente deciso che il declino dell’America non c’è. Per quante Cine esistano al mondo. Perché, in un sistema internazionale che pure richiede cooperazione globale, sono comunque i valori e i principi che le democrazie occidentali rappresentano a catalizzare le possibilità di cambiamento.

Il tempo della nostra leadership – ha infatti affermato il presidente americano, descrivendosi come l’erede della civiltà anglo-sassone – è oggi. Quando, dopo la sconfitta del nazismo, la ricostruzione post-bellica, la vittoria nella guerra fredda, ci attende un nuovo compito comune: appoggiare quanti chiedono dignità e libertà in Medio Oriente e in Nord Africa. Agendo con umiltà; ma anche assumendosi le proprie responsabilità.

Poi certo: Obama ha ricordato un po’ troppe volte il rapporto fra Roosevelt e Churchill. Avrà fatto piacere a David Cameron. Con minore piacere, un premier britannico critico sul “multi-culturalismo” avrà ascoltato l’appassionata difesa della “diversità” quale fonte della grandezza di una nazione. Il “nipote di un nonno kenyota che ha servito come cuoco nella British Army e che oggi sta di fronte a voi come presidente degli Stati Uniti” non poteva dire altrimenti. Ma aveva forse bisogno della Regina Elisabetta per sentirsi di nuovo alla guida dell’America.

Remarks by President Barack Obama to Parliament in London, UK, Westminster Hall, May 25, 2011