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I piani energetici della Commissione per il 2020: novità sotto il sole?

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La sicurezza energetica del vecchio continente continua ad essere minacciata da una combinazione di fattori: anzitutto la frammentazione delle politiche energetiche, con l’incapacità dell’UE di sviluppare una linea comune in materia; e in secondo luogo l’inaffidabilità di molti paesi fornitori di gas e petrolio. Ad aggravare un quadro già complicato di aggiungono l’assenza di infrastrutture strategiche pan-europee e la sempre maggiore competizione delle economie emergenti per le risorse naturali.

Quando, nel 2006 e poi nel 2009, Gazprom decise di interrompere le forniture di gas che dovevano attraversare l’Ucraina (a causa dei mancati pagamenti di Kiev), sia l’UE che i suoi paesi membri si mostrarono incapaci di rispondere nel breve periodo alle minacce russe. Ciò dimostrò chiaramente i rischi che gli europei corrono non dotandosi di una politica comune.

Nel tentativo di uscire dall’impasse ed evitare una futura crisi energetica, il nuovo commissario all’Energia, il tedesco Günther Oettinger, ha deciso di elaborare per la prima volta una strategia energetica di lungo periodo. L’obiettivo primario è colmare il deficit infrastrutturale, in un’ottica decennale, cominciando col riconoscere l’elevata importanza di alcuni grandi progetti quali il Mediterranean Ring e il Baltic Sea Interconnection Plan, reti elettriche che dovrebbero collegare rispettivamente tutti i paesi del Mediterraneo e del Baltico. Il piano intende dare impulso allo sviluppo delle cosiddette smart grids, reti intelligenti in grado di garantire la connessione delle centrali a rinnovabili, la cui produzione elettrica è incostante per natura (a causa delle variazioni metereologiche che possono aumentare o diminuire la presenza di sole o vento, ad esempio). Tale sforzo va nella direzione di mettere gli operatori delle centrali a rinnovabili in condizione di accrescere il grado complessivo di competizione rispetto alle altre fonti, compreso il nucleare.

Tuttavia, nell’attuazione del nuovo piano la Commissione dovrà evitare che su alcuni corridoi si realizzi un eccessivo numero di progetti in competizione fra loro. A questo riguardo è emblematico il caso del corridoio Sud, che collega l’UE all’Asia centrale, con un numero di gasdotti in fase di costruzione (ITGI-Poseydon, Nabucco, South Stream, TAP, White Stream, etc.) che potrebbe portare il vecchio continente ad avere nel 2020 una capacità di importare gas superiore di oltre il 60% alla domanda prevista.

Una migliore pianificazione infrastrutturale non può che passare attraverso la revisione, peraltro annunciata da Oettinger, delle linee guida per la realizzazione dei cosiddetti Trans-European Network-Energy, progetti considerati prioritari dall’UE e che per questo godono di finanziamenti. La scelta di fondo sarebbe ora quella di selezionare un numero di progetti inferiore rispetto al passato in modo da destinare a ciascuna infrastruttura selezionata finanziamenti maggiori. Ridurre la dispersione dei fondi è certamente una mossa opportuna, ma presuppone una selezione dei progetti prioritari molto più accorta di quella realizzata finora. Ad esempio, appare auspicabile dare una maggiore considerazione all’eolico rispetto ad altre fonti alternative, come il solare fotovoltaico, ancora non competitive sul mercato. Un problema ulteriore sta nei meccanismi di finanziamento: ad oggi la Commissione, pur prevedendo investimenti per un trilione di euro entro il 2020, ha affermato che la maggior parte di questa cifra dovrà provenire dal settore privato o dai consumatori attraverso le tariffe per l’utilizzo delle infrastrutture medesime. Sebbene tale approccio vada nel senso di una maggiore libertà d’iniziativa per il settore, l’assenza di chiari meccanismi per finanziare una parte del trilione, e il crollo nei consumi causato dalla crisi (che ha ridotto gli introiti dei maggiori gruppi), potrebbero non dare sufficienti garanzie agli attori privati per realizzare tali progetti nel lasso temporale previsto.

Un altro punto qualificante dell’approccio di Oettinger è il tentativo di armonizzazione a livello europeo i diversi meccanismi di incentivazione per la promozione delle energie rinnovabili – e sembra che la Commissione sia già al lavoro su questo. Molti analisti ritengono, infatti, che i governi dei paesi membri non potranno più sostenere gli attuali meccanismi a causa degli elevatissimi costi che questi implicano.

Prendendo in considerazione tre paesi assai diversi tra loro, quali Regno Unito, Polonia, e Bulgaria, si può avere il senso delle cifre di cui parliamo: assumendo una crescita economica media del 2% annuo entro il 2020, e considerando gli obiettivi per la produzione delle rinnovabili previsti dal “pacchetto clima”, questi tre governi dovrebbero nel 2020 versare complessivamente oltre 10 miliardi e mezzo di euro ai produttori di energia verde. Tale cifra appare totalmente sproporzionata e non sostenibile – e ciò vale per qualunque paese dell’UE – anche a fronte dell’impegno imprescindibile per lo sviluppo di un settore elettrico sempre meno inquinante.

Per evitare quindi che molti paesi europei decidano di eliminare completamente o comunque di ridurre drasticamente le sovvenzioni, il Commissario potrebbe proporre un meccanismo di incentivazione se non unico, quanto meno armonizzato, che permetta ai governi di continuare a incentivare l’energia verde garantendo al contempo la sostenibilità finanziaria del sistema.

Un altro punto a cui l’agenda della Commissione dedica notevole interesse è quello della concorrenza del mercato interno. Finora, la legislazione sulla liberalizzazione del mercato del gas e dell’elettricità è stata applicata in modo alquanto lacunoso dai singoli governi, lasciando ampio spazio di manovra ai rispettivi campioni nazionali. Oettinger appare molto meno incline dei suoi predecessori a tollerare inadempienze nel recepimento e nell’attuazione della legislazione comunitaria, lasciando intendere di essere pronto ad aprire nuove e più dure procedure d’infrazione sia contro i governi che contro i gruppi energetici che non seguiranno le disposizioni di Bruxelles.

Un altro punto di probabile discontinuità sta emergendo nel settore del nucleare. Sebbene sia di competenza nazionale la decisione di utilizzare o meno l’energia nucleare nel proprio mix energetico, la Commissione ha il compito di elaborare gli standard di sicurezza per tali centrali e vigilare sulla loro sicurezza. Oettinger ha dichiarato più di una volta l’intenzione di rivedere la legislazione comunitaria in materia, nel tentativo di diminuire gli inutili oneri amministrativi circa il rilascio delle licenze e garantire il rispetto dei requisiti di sicurezza per il settore.

Nel complesso, la linea tracciata dal Commissario è realmente innovativa: l’elaborazione di un vero piano armonizzato per le infrastrutture, che contempli anche nuovi reti elettriche, una reale attuazione delle misure per la liberalizzazione del mercato energetico e l’armonizzazione dei meccanismi di incentivazione per le rinnovabili sono passi imprescindibili per il futuro. Se la risolutezza di Oettinger sarà confermata dai fatti, l’UE potrà finalmente avere un reale mercato energetico e rafforzare così la propria sicurezza energetica.