international analysis and commentary

Gli europei e il coraggio di dirsi la verità

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Quelli che cercano ancora di dire che le vittime di Parigi erano provocatori, o che le responsabilità sono in buona parte nostre – di un’Europa ex-coloniale, incapace di integrare le comunità immigrate – quelli così non hanno ancora capito con chi abbiamo a che fare. E non sanno a che mondo appartengono. Noi europei, dal 1945 in poi, abbiamo costruito società in parte ingiuste, in parte chiuse; e certamente abbiamo fatto ogni genere di errori in politica estera – quando poi abbiamo fatto politica estera. Ma tanto per cominciare le nostre società, verso cui milioni di islamici vogliono emigrare, sono migliori di molti altri modelli al mondo. Avere complessi verso l’Islam non ha il minimo senso.

In nome dell’Islam, un gruppo di giornalisti beffardi e irriverenti è stato freddato a Parigi. Per avere scherzato, senza paura e con libertà: niente di più e niente di meno. Negli stessi giorni, Boko Haram ha trucidato centinaia di persone in Nigeria (i numeri di persone uccise come “insetti”, secondo i testimoni, sono incerti) e quasi cento bambini sono stati uccisi in una scuola di Peshawar, in Pakistan. Negli stessi giorni: l’Europa è solo un bersaglio fra gli altri.

Il terrorismo islamico va chiamato per quello che è. È terrorismo in nome dell’Islam, di una religione che viene usata per una guerra santa contro gli infedeli: in Medio Oriente, in Africa, in Occidente. L’Islam radicale ha il brutto vizio di uccidere i suoi nemici, con un istinto medievale brutale che non è possibile giustificare e a cui non si può concedere niente.

C’è chi parla di tattica: dire le cose come stanno – dire che l’Islam radicale ha nutrito i suoi mostri – favorirebbe nuovi conflitti in Europa. Secondo i fautori di questo tipo di prudenza, “reazioni eccessive” aumenterebbero il rischio di uno scontro di civiltà – con l’implicazione, un po’ disfattista, che è meglio non reagire granché, al di là di una grande marcia a Parigi.

E c’è chi guarda alla politica: bisogna evitare di favorire i partiti di estrema destra in Europa, che con la scusa di reagire contro l’Islam e in nome della sicurezza finiranno per colpire anche le nostre libertà. E colpiranno altri gruppi, incluse le comunità ebraiche già sotto attacco da parte dei terroristi di Parigi.

In realtà, se gli estremisti vogliono la guerra, non c’è ragione di arrendersi in anticipo.

È una guerra, anzitutto di idee, che va combattuta forzando le comunità islamiche a fare i conti con se stesse, piuttosto che con noi. La nostra priorità è chiara: i musulmani che vivono in Europa devono schierarsi come cittadini dell’Europa, senza incertezze e senza ambiguità. Devono vivere – scrive giustamente Francois Godement per il Council on Foreign Relations – secondo regole e valori europei e non secondo una versione light della legge islamica.

E chissà se questo sforzo non possa anche aiutarci a ritrovare la nostra identità di europei. Colpiti al cuore non perché ce lo siamo meritato ma perché non abbiamo saputo capire i sintomi dell’attacco già dichiarato contro la nostra libertà.