international analysis and commentary

The Aspen European Dialogue – considerazioni conclusive di Paolo Savona

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I due concetti espressi nel titolo dello Aspen European Dialogue di quest’anno avevano come scopo di esaminare come integrare le politiche oggi seguite per raggiungere i due obiettivi, quello di salvare l’Unione Europea e quello di rinsaldare i rapporti con l’altra sponda dell’Atlantico. Lo svolgersi dei lavori non ha offerto argomenti soddisfacenti per consentire di raggiungere questo scopo: le due politiche procedono indipendenti ed esistono seri dubbi sulla possibilità che esse stesse possano raggiungere il rispettivo obiettivo, proprio perché procedono in modo indipendente; il loro successo richiede l’integrazione che rientra nello scopo di Aspen Italia.  

Procedo pertanto in modo autonomo sui due concetti.

Saving Europe. Le opinioni su come si debba “salvare l’Europa” sono ancora divise tra coloro che ritengono le politiche di austerità siano il presupposto per la ripresa produttiva e, soprattutto, per l’occupazione e altri che pensano esattamente il contrario. Per trovare una soluzione pesa la divisione di visione tra le élite, la quale si forma sotto le pressioni che provengono dall’elettorato. In passato bastava che le élite fossero d’accordo per poter procedere, mentre oggi nella ricerca di soluzioni i vincoli della democrazia di massa sulle scelte delle élite sono notevoli: se la politica non riesce a propiziare lo sviluppo, l’elettore chiede assistenza, ma i bilanci pubblici sono tesi oltre misura.

L’impopolarità della politica di austerità in Europa è crescente ed è territorialmente domiciliata in modi e misure diverse: la Germania crede di poter continuare a crescere e preme per continuare nell’austerità; l’Italia e altri paesi del Mediterraneo, che non crescono, premono per una maggiore accondiscendenza fiscale dal lato della spesa pubblica o della detassazione.

Al di là di questa profonda diversità, nel corso dell’incontro si sono delineate tre convergenze nutrite di speranza, di valutazioni politiche e di preoccupazioni sociali. La speranza è che l’Europa stia muovendo in direzione della crescita e richieda quindi l’applicazione di minore austerità. La valutazione è che il Regno Unito debba restare in Europa (alcuni sostengono per evitare che l’UE diventi continentale e resti esposta al dominio della Germania). La preoccupazione è che il prossimo Parlamento europeo abbia una maggioranza o una quota elevata di partiti antieuropeisti, che lo renderebbero ingovernabile.

Le tre condivisioni sono in relazione di causa ed effetto tra loro.

A new compact across the Atlantic. La geostrategia Americana non è rivolta in direzione dell’Europa. Ci è stato detto con brutalità che “Obama è indifferente all’Europa e che, se intendono difendersi, gli europei paghino le spese relative.” Ancor più che rivolgersi verso la Cina, comunque oggetto di particolari attenzioni, lo scopo attuale della politica americana è quello del Nation building, una forma di isolazionismo non totalizzante, ma a forti contenuti nazionalistici.

Il negoziato TTP lanciato dall’Unione Europea per la creazione di un’area di libero scambio con gli Stati Uniti è un ponte gettato per colmare il vuoto politico che si è venuto a creare tra le due sponde dell’Atlantico con un pieno (o un quasi pieno) economico. Pur essendo auspicabile che la trattativa giunga in porto quanto più rapidamente e bene, non è sufficiente per collegare il Saving Europe con il A new compact across the Atlantic.

In conclusione, il dibattito sul Saving Europe è stato ricco, ma inconcludente per togliere l’Unione europea dall’attuale impasse. Il dibattito sul New compact across the Atlantic si è tramutato in un New compact inside the USA, con qualche venatura più visibile across Pacific

 

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Concluding remarks by Paolo Savona