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Temi etici e social issues: la linea che divide l’America

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La vittoria elettorale di Obama rappresenta, sulle social issues, un punto di svolta ancora maggiore di quella del 2008. Nonostante la campagna presidenziale del 2012, almeno dopo la fine delle primarie, si sia giocata principalmente su altri temi, i temi etici sono stati un vero spartiacque tra Democratici e Repubblicani.

In primo luogo, sui temi etici la campagna di Obama è stata condotta all’attacco, usando le social issues per dividere lo schieramento avversario, come avevano fatto finora solo i Repubblicani. Mentre nelle precedenti elezioni il presidente aveva mantenuto un profilo centrista, con un appeasement verso il mondo religioso evangelico, questa volta la sua presa di posizione a favore della laicità è stata netta, soprattutto nel sostegno alla causa del matrimonio gay e nella polemica sulla contraccezione con la Chiesa cattolica. Se lo vorrà, la Casa Bianca potrà interpretare la vittoria elettorale come un mandato per operare su questa linea.

Allo stesso tempo, si indeboliscono le prospettive dell’ala cristiana del Partito Repubblicano, imbarazzata dagli eccessi di alcuni suoi esponenti, come Todd Akin e Richard Mourdock, puniti poi dalle urne (mentre il Wisconsin ha eletto la prima senatrice apertamente gay della storia americana, Tammy Baldwin). Questi risultati potrebbero spingere il Partito Repubblicano – o almeno la sua ala moderata – a riconsiderare un’identità estremista che ha giocato un ruolo cruciale nella sconfitta al Senato. La percezione di non essere più maggioranza nel paese (con uno zoccolo duro ormai rappresentato solo dai maschi bianchi) potrebbe sul lungo periodo spingere il partito a cercare una posizione di compromesso, almeno su questioni – come le unioni gay – su cui persino i giovani evangelici mostrano una maggiore apertura che in passato.

Questo anche perché, dal punto di vista dei valori, la campagna elettorale ha messo per la prima volta in luce i limiti e le contraddizioni del modello repubblicano (alla Paul Ryan) di militanza cristiana in politica: un modello improntato ad un interesse ossessivo per la morale sessuale e al disinteresse (che spesso significa posizioni intransigenti) per questioni come welfare, povertà, pena di morte e ambiente. La contraddizione è esplosa in modo dirompente anche nella Chiesa cattolica USA, i cui vertici (favorevoli alla linea repubblicana) sono stati smentiti alle urne dagli elettori cattolici.

Le conseguenze più significative e durature del voto potrebbero tuttavia essere relative alla composizione della Corte Suprema. Non è un segreto che i Repubblicani attendessero il pensionamento di Ruth Bader Ginsburg, oggi 79enne, per sostituirla con un giudice a loro più vicino: soprattutto per un possibile rovesciamento di Roe vs. Wade, la sentenza che nel 1973 ha reso possibile l’interruzione volontaria di gravidanza. Ora le chances sono invece per i Democratici, poiché due giudici nominati da Reagan, Antonin Scalia e Anthony Kennedy, avranno 80 anni alla fine del secondo mandato di Obama. Si apre quindi la possibilità di avere nel 2016 una Corte Suprema a chiara maggioranza liberal, in grado di durare per alcune legislature.

Per tutte queste ragioni, la vittoria potrebbe verosimilmente spingere Obama a proseguire la presidenza “didattica” portata avanti sulle social issues nell’ultimo anno del primo mandato: una linea politica orientata non tanto ad inseguire l’elettorato, ma a formarne la visione del mondo. Il successo di questa scelta sembra dimostrato dalla maggiore apertura che afroamericani e latinos (determinanti per la vittoria elettorale) hanno mostrato sulla questione del matrimonio omosessuale dopo il pronunciamento di Obama.

Per la nuova legislatura possiamo comunque attenderci che questa questione rimanga uno dei principali spartiacque tra Repubblicani e Democratici: in primo luogo in vista di pronunciamenti della Corte Suprema sul “Defense of Marriage Act”, una legge federale del 1996 che nega il riconoscimento al di fuori di uno stato (negli altri stati o a livello federale) delle unioni gay in esso legalmente contratte (con ricadute non solo su diversi ambiti del diritto privato, ma anche sulle normative relative all’immigrazione). A livello statale, è probabile (date le tendenze in atto nell’opinione pubblica) un parziale ampliamento del numero degli stati americani favorevoli alle unioni gay (oggi 30 su 50 hanno una posizione proibizionista sancita dalle rispettive costituzioni).

Per quanto riguarda l’aborto e la contraccezione, è improbabile che ci siano mutamenti di rilievo rispetto ad una normativa già più permissiva che in molti paesi europei, mentre verranno rafforzate strutture (che Romney avrebbe voluto contrastare) come Planned Parenthood (sostenuta dal governo federale). Resta aperto il problema della copertura sanitaria degli impiegati di enti religiosi, che già aveva contrapposto la Casa Bianca alla Chiesa cattolica all’inizio del 2012, e che potrebbe verosimilmente rinnovarsi nei prossimi mesi, con la messa in atto del provvedimento.

Nel complesso, si prospetta quindi una legislatura caratterizzata da una propensione fortemente progressista, anche se non è ancora chiaro se i Repubblicani riproporranno il muro contro muro o sceglieranno, invece, una linea più moderata (un fattore cruciale, dato che il partito ha il controllo del Senato). Soprattutto nel secondo caso, la vittoria di Obama e il suo secondo mandato presidenziale potrebbero contribuire ad avviare una ridefinizione della militanza cristiana in politica, che non si focalizzi più esclusivamente sulla morale sessuale, ma si riorienti verso una tradizione di Social Gospel ben presente nella storia americana, ma pressoché dimenticata negli ultimi trent’anni.