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Privacy e sicurezza personale negli USA: uno scenario orwelliano?

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Se George Orwell dovesse riscrivere oggi il suo romanzo più celebre, 1984, troverebbe difficile inventare soluzioni capaci di eludere la sorveglianza di Big Brother. La vita di Winston Smith, il protagonista dell’opera di Orwell, ha una svolta nel capitolo 8 del libro, quando incontra l’anziano proprietario di un negozio di cianfrusaglie e, rovistando tra sedie rotte e teiere sbeccate, scopre che la stanza al primo piano non ha televisore, lo strumento di sorveglianza presente in tutte le case. “There is no telescreen!” esclama Winston, che decide immediatamente di affittare la stanza che diventerà poi il rifugio da condividere con Julia.

Oggi, le agenzie di intelligence non hanno più bisogno di strumenti primitivi come schermi che fungono anche da telecamera: Winston e Julia sarebbero seguiti nei loro movimenti semplicemente verificando le celle a cui si “aggancia” il telefonino e il legame fra loro verrebbe provato dalle telecamere di sorveglianza onnipresenti.

Viviamo in una realtà che il grande scrittore inglese non poteva immaginare ma che in un certo senso era stata prevista dalla saggezza dei padri fondatori nel 1791: il Quarto emendamento della Costituzione americana, infatti, è estremamente specifico nell’indicare che “Il diritto dei cittadini alla sicurezza personale e a quella della loro casa, dei loro documenti e dei loro beni di fronte a perquisizioni e sequestri ingiustificati, non potrà essere violato, e non si potrà emettere alcun mandato giudiziario se non per fondati motivi, basati su giuramenti o dichiarazioni sull’onore e con una descrizione specifica del luogo da perquisire e delle persone o cose da prendere in custodia”. Occorrono dunque “fondati motivi” (probable cause) e “descrizione specifica del luogo da perquisire e delle persone o cose da prendere in custodia”. In altre parole, la sorveglianza senza ragioni e indiscriminata è incostituzionale.

Oggi, se la Corte federale addetta al controspionaggio (FISC) ha dato il suo assenso all’avvio del programma PRISM, può essere che quest’ultimo sia legale (anche se sembra che la NSA o i suoi contractors abbiano ampiamente ecceduto il mandato) ma è certamente contrario al Quarto emendamento e quindi incostituzionale.

L’amministrazione Obama si è difesa affermando che vengono raccolti soltanto i “metadati”, cioè i tabulati telefonici di “chi chiama chi”, oppure gli indirizzi e gli oggetti delle e-mail, non il contenuto. Questa difesa, che si basa sulla sezione 215 del Patriot Act voluto dall’amministrazione Bush e riapprovato durante il primo mandato di Obama, è però inconsistente: come il deputato James Sensenbrenner, uno degli autori della legge, ha scritto sul Guardian, “Il Congresso intendeva permettere alle agenzie di intelligence di avere accesso a informazioni puntuali relative a indagini specifiche. Com’è possibile che ogni telefonata che ogni americano fa o riceve sia rilevante per una specifica indagine?”

Il Quarto emendamento è stato molto maltrattato negli ultimi decenni, ben prima dell’11 settembre, in nome della “guerra alla criminalità”. Tuttavia, gli americani hanno ancora il diritto di presumere che le loro decisioni, i loro movimenti e le loro comunicazioni non siano registrati e analizzati dal governo. In particolare, due sentenze fondamentali della Corte suprema, Griswold v. Connecticut (1965) e Roe v. Wade (1973) sono basate sul riconoscimento esplicito dell’interesse del cittadino a non rivelare ai pubblici poteri l’uso di contraccettivi (Griswold) e il diritto di interrompere la gravidanza (Roe) perché si tratta di decisioni che riguardano la sfera intima della vita personale.

Non solo: già durante le audizioni al Senato sulla privacy del 1988, il senatore Patrick Leahy notò che il flusso di informazioni generate dalle transazioni più banali, come affittare un film o prendere a prestito un libro in biblioteca, creava una “nuova, sottile e pervasiva forma di sorveglianza”. Il Congresso, poco dopo, passò una legge che vietava la divulgazione dell’identità dei clienti di negozi di videocassette, una legge tutt’ora in vigore che si applica anche a chi scarica un film on line attraverso Netflix. Le intuizioni di Leahy si sono avverate al di là della più pessimistica delle previsioni.

Ancora nel 2012 la Corte suprema dichiarò incostituzionale l’uso di un rilevatore satellitare, un GPS, installato senza mandato nell’auto di un trafficante di droga. Il giudice Samuel Alito scrisse che la sorveglianza prolungata di un soggetto “viola le legittime aspettative di privacy.” Tanto più la sorveglianza indiscriminata di dati raccolti attraverso operatori commerciali come Verizon, Google, Apple o Microsoft – cioè i casi che sono emersi recentemente.

La FISC (che opera in segreto, un altro elemento di dubbia costituzionalità), dovrebbe rappresentare il “controllo giudiziario” sulle azioni dell’esecutivo ma in realtà è più parte dell’apparato di spionaggio che strumento di controllo: fra il 1979 e il 2002 non rifiutò di approvare una singola richiesta da parte dell’intelligence. Dal 2008 in poi, su 8.600 richieste di sorveglianza che le sono state sottoposte, soltanto due sono state respinte.

L’amministrazione Obama e il Congresso dovrebbero tornare allo spirito della Costituzione e resistere alla tentazione di continuare con un programma palesemente contrario alle intenzioni dei costituenti. Se ciò non accadrà, una Corte suprema costituita in maggioranza da giudici che si autodefiniscono “originalisti” (cioè rispettosi delle intenzioni dei padri fondatori) dovrebbe intervenire per ripristinare le garanzie dei cittadini americani.

Qualora invece tutti i tre rami del governo fallissero in questo compito, vorrà dire che il momento è venuto di rileggere il motto del governo totalitario immaginato da Orwell: “War is Peace. Freedom is Slavery. Ignorance is Strength.

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New media, old values di Gianni Riotta, Aspenia 54