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Perché l’accordo-quadro sul nucleare iraniano piace all’Europa

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Sono serviti 18 mesi per i P5+1 (i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite – USA, Russia, Francia, Inghilterra e Cina – più la Germania) dalla firma dell’accordo temporaneo (il Joint Plan of Action, JPOA del novembre 2013), per definire i termini generali di un’intesa sulla complessa questione nucleare iraniana.

Dopo otto giorni ininterrotti di trattative molto dure, e con due giorni di ritardo rispetto alla scadenza inizialmente stabilita per il 31 marzo, Federica Mogherini (Alto Rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza), e Mohammad Javad Zarif (Ministro degli Esteri iraniano) hanno tenuto una conferenza stampa a Losanna, città che ha ospitato l’ultimo round negoziale. Nella dichiarazione congiunta, Mogherini, che ha per la prima volta coordinato i lavori dei P5+1 al posto di Catherine Ashton, ha affermato che l’accordo raggiunto tra le parti “garantisce che l’Iran non potrà sviluppare la bomba nucleare”. 

In base ai dettagli emersi, il testo dell’accordo limiterebbe drasticamente la capacità nucleare iraniana, riducendo il numero di centrifughe operative (da 9.000 a 6.000 circa per un periodo di 10 anni), il livello di arricchimento dell’uranio (con un tetto massimo del 3,67%) ed il quantitativo di riserve di uranio arricchito (da 10.000kg a 300kg). L’Iran avrebbe inoltre accettato di mantenere un’unica centrale, quella di Natanz, come sede di arricchimento dell’uranio, convertendo invece le altre – il reattore ad acqua pesante di Arak e l’impianto bunker di Fordow, costruito dentro una montagna ed invulnerabile ad un attacco militare – che non costituirebbero più una minaccia per la comunità internazionale. L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) avrebbe modo di attuare verifiche senza precedenti alle centrali iraniane, conducendo ispezioni e controlli basati sul Protocollo Addizionale che consentirebbero di stabilire la natura esclusivamente civile del programma nucleare iraniano. Tali misure, nel complesso, garantirebbero un tempo di breakout di un anno: in caso l’Iran violi l’accordo, ci vorrebbe dunque un anno per arricchire uranio sufficiente a fabbricare anche una sola bomba atomica, dando alla comunità internazionale tempo sufficiente per reagire, militarmente o in altro modo.

In quanto a incentivi per la controparte iraniana, l’accordo dovrebbe prevedere la sospensione delle sanzioni unilaterali di Unione Europea e Stati Uniti a seguito della conferma del rispetto dei termini negoziali da parte iraniana. Inoltre, le sanzioni previste dalle Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, adottate nei confronti dell’Iran dal 2006 a questa parte, verrebbero eliminate tramite una nuova Risoluzione. Il documento incoraggerebbe infine uno sforzo internazionale congiunto per aiutare l’Iran nella ricerca e nello sviluppo dell’energia nucleare, permettendo al paese di avanzare il suo sviluppo scientifico e tecnologico.

Con questo accordo, ha dichiarato Mogherini, “oggi abbiamo fatto un passo storico verso un mondo migliore”, “una decisione cruciale che pone le basi per un testo finale” e che è stata  possibile grazie alla “determinazione politica e l’impegno di tutte le parti”.

Se l’intesa raggiunta a Losanna sembra dimostrare concessioni significative da ambo le parti sui parametri-chiave dell’accordo, i tre mesi che ci separano dal 30 giugno, data entro cui i P5+1 e l’Iran dovranno terminare la stesura dell’accordo finale, non saranno facili. Rimangono infatti ancora distanti le posizioni su alcuni punti importanti, come la modalità di conversione della centrale di Fordow, la gestione delle riserve di uranio arricchito e le tempistiche per la sospensione delle sanzioni.

Sull’ultimo punto, in particolare, sembra giocare un ruolo significativo la Francia, che, sin dal 2007 con la presidenza Sarkozy, ha mantenuto la linea più dura nei confronti dell’Iran all’interno dei P5+1, non solo rispetto a Germania ed Inghilterra, ma anche rispetto agli Stati Uniti. Negli ultimi giorni di trattative, si pensava che, come nel novembre 2013, i francesi avrebbero osteggiato un’intesa tra le parti. Si erano in particolare opposti al tentativo di Stati Uniti ed Iran di raggiungere un accordo quadro entro la fine di marzo, ritenendo tale scadenza “artificiale e pericolosa”, una forzatura cha avrebbe determinato non una buona intesa, ma concessioni troppo vaste all’Iran. Il team negoziale francese era stato incaricato di insistere che nessun accordo tale da garantire una rapida eliminazione delle sanzioni del Consiglio di Sicurezza poteva essere siglato. Una volta raggiunta l’intesa, il Presidente Francois Holland ha dichiarato che “La Francia rimarrà vigile (…) per garantire che venga sancito un accordo credibile e verificabile, garantendo alla comunità internazionale che l’Iran non sarà in una posizione tale da avere accesso alle armi nucleari”. Ci ha tenuto poi a sottolineare che “le sanzioni revocate potranno essere ripristinate qualora l’accordo non verrà applicato” da parte iraniana. Il Ministro degli Esteri, Laurent Fabius, ha invece affermato che “gli iraniani vogliono che le sanzioni vengano rimosse immediatamente, ma noi rispondiamo: allenteremo le sanzioni solo se rispetterete quanto stabilito e in caso di violazioni si ritornerà alla situazione precedente. E su questo, le posizioni sono rimaste le stesse, non c’è accordo. E non sarà facile raggiungerlo”. La questione delle sanzioni rimane dunque un nodo aperto su cui sembra che i francesi, almeno per il momento, non vogliano scendere a compromessi.

Gli altri rappresentanti europei sembrano approvare in pieno quanto emerso negli ultimi intensi giorni di trattative ed avere minor dubbi sull’esito alla scadnza di giugno. Il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha sottolineano come la comunità internazionale non sia “mai stata tanto vicina ad un accordo che rende impossibile all’Iran il possesso di armi atomiche”. Il Ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, ha perfino consigliato al governo israeliano, fortemente critico dell’intesa, di rileggersi il documento. Il Premier inglese, David Cameron, ha dichiarato che l’accordo è forte in quanto “blocca tutte le strade di accesso alle armi atomiche e consiste di appropriate ispezioni e verifiche”. Il Ministro degli Esteri inglese, Philip Hammond, ha infine dichiarato che questa intesa “va ben oltre ciò che molti di noi ritenevano possibile solo 18 mesi fa e costituisce una buona base per ciò che ritengo un buon accordo”. Anche il Premier italiano Matteo Renzi ha affermato che “il governo italiano ha sostenuto gli sforzi delle parti che hanno contribuito al negoziato a partire dall’UE rappresentata da Federica Mogherini ed esprime il suo apprezzamento per il risultato raggiunto”.

Nonostante lo scetticismo francese, dunque, l’Europa sembra generalmente apprezzare l’accordo di Losanna. I prossimi tre mesi ci diranno quanto sarà influente la posizione di coloro che sono più ostili ad allentare la pressione esercitata sull’Iran negli ultimi anni e a garantire concessioni irreversibili, come l’eliminazione delle sanzioni del Consiglio di Sicurezza.