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Obama e la Germania: gli scomodi amanti

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Per la nuova amministrazione Obama Berlino sarà più importante di Londra e Parigi per ricostruire il rapporto con l’Europa?

Da tempo compromessi dall’amministrazione Schroeder, negli ultimi anni i rapporti tra gli Stati Uniti e la Germania sono stati sapientemente ricuciti da Angela Merkel. La Cancelliera, grande sostenitrice dell’economia di mercato americana ma anche molto critica nei confronti del “sistema finanziario anglo-sassone”, ha fatto dei rinnovati rapporti con la Casa Bianca il fiore all’occhiello della sua politica estera. Ma la maggioranza dei tedeschi ha giudicato la presidenza Bush – nella sua globalità – priva di sostanza e di leadership, basata sull’unilateralismo e sul ricorso alla forza. Ora, le aspettative sono molte.  

Affinità elettive
La Grosse Koalition ha molti punti in comune potenziali con il programma politico del neo inquilino della Casa Bianca. In particolare, l’attenzione per l’ambiente, tema caro alla Merkel, e il multilateralismo, anche in relazione alla lotta al terrorismo. Su questo punto, Obama era stato molto chiaro quando intervenne a Berlino in occasione del suo recente viaggio europeo: “Europa e Stati Uniti devono lavorare insieme per sconfiggere il terrore e prosciugare il pozzo dell’estremismo che lo appoggia. L’America non può farlo da sola. Il popolo afgano ha bisogno delle nostre truppe e delle vostre truppe”. La Germania, già con Bush, non si è tirata indietro e si appresta a incrementare il proprio contingente in Afganistan a 4.500 soldati. Basterà al nuovo presidente Usa?

Meno condivise anche da Angela Merkel sono invece le tesi di Obama sul commercio internazionale. Se il neo Presidente democratico decidesse di portare avanti le posizioni protezioniste sostenute durante la campagna elettorale, si determinerebbe sicuramente un contrasto con il governo tedesco, fortemente orientato verso il libero scambio internazionale e che ha proposto, non va dimenticato, la creazione di un’area transatlantica più integrata. Vedremo se Obama raccoglierà la suggestione tedesca.

Infine, la crisi finanziaria ha portato sia il Ministro delle Finanze Peter Steinbruck (SPD) che Angela Merkel a criticare esplicitamente alcuni aspetti del sistema finanziario anglo-sassone, proponendo di fatto – e con una certa dose di Schaudenfraude – la superiorità del modello continentale europeo. Tuttavia, il contagio della crisi in Europa e i successivi tentativi di coordinamento (vertice annunciato del G-20) hanno stemperato le riserve: la crisi sarà nata in America ma è una crisi globale. Anche la risposta, quindi, non potrà che essere globale.

La sfida tedesca 
Se la lunga campagna elettorale americana si è finalmente conclusa, quella tedesca è invece in pieno svolgimento. Tra meno di un anno i tedeschi saranno chiamati alle urne per scegliere tra la Cancelliera e il Ministro degli Esteri socialdemocratico Steinmeier. Difficile valutare oggi l’impatto di medio  termine della presidenza Obama sulla Germania. Due cose sono però certe. La scorsa estate, Obama ha conquistato i tedeschi con un semplice “I love Berlin”. Ciò significa che l’America di Obama vede comunque nella Germania uno dei suoi interlocutori privilegiati in Europa. Il rischio, però, è che la campagna elettorale crei per la Germania nel suo insieme uno svantaggio competitivo rispetto agli altri due interlocutori privilegiati di Obama: Francia e Gran Bretagna.

Piuttosto che vedere in Obama una carta da giocare in politica interna, la classe politica tedesca deve avere chiaro questo punto. Se vuole restare un interlocutore essenziale della nuova America, la Germania deve recuperare rapidamente la stabilità politica.  

Quella notte, a Berlino…
La Germania, del resto, aveva incoronato Obama già quattro mesi fa, il 25 luglio, quando, di fronte ad una folla da grandi occasioni, l’allora Senatore dell’Illinois aveva tenuto a Berlino il suo unico discorso del tour che lo aveva portato in Europa e Medio Oriente. Nessun dubbio: il senatore dell’Illinois, giovane, schietto, diretto, con un modo di comunicare chiaro e, al tempo stesso, immaginifico, stregava la Germania, ancor prima di vincere le elezioni in Patria.

“Bisogna abbattere tutte le diversità: tra neri e bianchi, tra musulmani e ebrei, tra ricchi e poveri. E’ arrivato il momento di costruire nuovi ponti, di abbattere i Muri che dividono popoli e razze. Stati Uniti e Europa dovranno fare di più per questo”. Con questo parole  Obama incantava gli oltre 200mila tedeschi, accorsi di fronte alla Colonna della Vittoria, la Siegessaeule nel parco del Tiergarten. Punti chiave del suo discorso: sviluppo economico, crescita mondiale, pace nel mondo, proliferazione nucleare, rapporti Stati Uniti-Unione Europa. Poi i ringraziamenti alla Cancelliera Angela Merkel e al Ministro degli Esteri Frank-Walter Steinmeier. “Ma ringrazio soprattutto Berlino”, concludeva. “Il Muro è caduto e la storia ha provato che non c’è una sfida che non si può combattere per il mondo unito”. Quella sera oltre il 70% dei tedeschi tifava per lui.

Quella sera, a Berlino, Obama è apparso quasi uno tsunami, che ha messo decisamente in ombra la classe politica tedesca, troppo sobria e misurata al confronto.

Il settimanale Der Spiegel ricordava, il giorno successivo, come dopo il nazismo si era cercato di ricostruire in Germania un sistema politico volto a privilegiare i partiti piuttosto che gli uomini: “Il sistema tedesco”, sosteneva l’articolo, “è disegnato per escludere i demagoghi, ma allo stesso tempo coltiva la mediocrità. Impedisce l’ascesa al potere dei demoni, ma anche dei geni”.

Tuttavia, dal dopoguerra in poi, la Germania è profondamente cambiata. Le nuove generazioni non devono più fare i conti con il passato e possono, quindi, lasciarsi conquistare da una personalità trascinante come quella di Barack Obama. “Il giovane senatore rappresenta quello che molti oggi agognano: carisma e leadership”, è stato il commento di Edmund Stoiber, presidente onorario della Cdu.

Il neo Presidente degli Stati Uniti è riuscito, inoltre, a far passare il concetto che il Presidente degli Stati Uniti è anche il Presidente di tutto il mondo libero.

E nessuno meglio dei berlinesi conosce il valore della libertà.