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L’Unione Europea e il problema Hezbollah: tra USA e interessi regionali

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L’Unione Europea è sotto forti pressioni sia da parte israeliana sia, soprattutto, americana per inserire il partito-milizia libanese Hezbollah nella sua lista ufficiale delle organizzazioni terroristiche. In ballo ci sono le attività di finanziamento condotte in Europa dall’organizzazione sciita ma anche, più in generale, l’approccio europeo alle politiche anti-terrorismo.

Sono almeno sette anni (cioè dalla guerra con lo Stato ebraico del 2006) che Israele e USA premono per la messa al bando di Hezbollah in Europa. I loro moniti si sono fatti decisamente più insistenti dopo l’attentato del 18 luglio scorso nella località balneare bulgara di Bourgas nel quale sono morte sei persone. Tra di loro, cinque israeliani che erano a bordo di un autobus. I sospetti si sono subito concentrati su Hezbollah. Gli Stati Uniti, d’altronde, non hanno certo scoperto la pericolosità del terrorismo sciita quel giorno: l’attentato contro i marines a Beirut del 23 ottobre 1983 fu l’attacco antiamericano più sanguinoso prima dell’11 settembre 2001. Dal 1995 Hezbollah è stata inserita da Washington nella  lista nera delle organizzazioni terroristiche.

Appena due mesi dopo l’attentato di Bourgas, nel settembre 2012, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha chiesto formalmente al nostro ministro degli Esteri Giulio Terzi, da sempre particolarmente vicino a Israele, di modificare la posizione europea su Hezbollah, ricevendo però solo una dichiarazione di “comprensione” ma nessun impegno. Successivamente, anche sotto pressione anche della lobby filo-israeliana AIPAC, 268 deputati americani hanno firmato una lettera bipartisan indirizzata alla Commissione europea e all’alto rappresentante per la Politica estera Catherine Ashton in cui si chiedeva all’UE di sciogliere i dubbi su Hezbollah.

Questi sforzi si sono poi ulteriormente intensificati nel mese di febbraio, grazie a una nuova lettera firmata da decine di Congressmen ma soprattutto alle dichiarazioni del nuovo segretario di Stato John Kerry, il quale ha invitato gli europei a unirsi al fronte internazionale anti-Hezbollah. Il presidente della Commissione esteri della camera dei rappresentanti, Ed Royce, ha meno diplomaticamente definito la riluttanza europea come “indifendibile”.

Il 5 febbraio, poi, il governo bulgaro ha additato Hezbollah ufficialmente come l’organizzazione responsabile dell’attacco di luglio, senza tuttavia indicare né l’identità dell’attentatore (non suicida perché la bomba che portava addosso è stata fatta detonare a distanza) né dei due ricercati appartenenti all’organizzazione. Le dichiarazioni del gabinetto conservatore di Boiko Borisov sono state però criticate dall’opposizione socialista, dai nazionalisti e dai rappresentanti della comunità turca nel paese, circa il 15% della popolazione. Le indagini non si sono ancora concluse e da questo fatto dipendono le cautele europee.

L’offensiva israeliana e americana nei confronti dell’UE, tuttavia, non è destinata a concludersi presto.

Ma che cosa comporterebbe in concreto l’inclusione di Hezbollah nella lista nera? L’elenco degli individui, dei gruppi e delle organizzazioni terroristiche dell’Unione Europea è un portato dell’11 settembre 2001. Non vi figura al Qaeda perché questa è già inclusa in un’apposita lista ONU che l’UE si limita a recepire automaticamente. Nella sua lista “autonoma” ci sono invece oggi diversi gruppi, ad esempio le organizzazioni terroristiche palestinesi tra cui Hamas. Quest’ultima vi fu inserita su pressione principalmente italiana nel 2003. Far parte della lista vuol dire, soprattutto, subire dei contraccolpi finanziari: vengono congelati i beni presenti nel territorio dell’UE e viene impedita l’attività di fundraising, un elemento secondo gli israeliani importante per Hezbollah soprattutto nella comunità mussulmana in Germania.

La messa al bando, però, avrebbe anche delle conseguenze politiche perché il Partito di Dio, come anche Hamas, non è un gruppo semplicemente militare con annesse delle attività caritatevoli, ma è invece un partito politico – nel caso specifico, un partito molto radicato in Libano. Metterlo sulla “lista nera” significherebbe anche rendere molto più complicati, se non impossibili, i contatti politici. Questo sarebbe tanto più grave se si considera che Hezbollah controlla di fatto 18 dei 30 ministeri nell’attuale governo guidato da Najib Miqati. Per italiani e francesi, poi, è cruciale avere una “working relationship” col partito sciita se si vuole far funzionare la missione UNIFIL nel sud del paese, area di insediamento tradizionale di Hezbollah. Il Libano è in una fase delicatissima visto che le elezioni parlamentari sono previste per il mese di giugno e ancora non c’è un accordo sulla legge elettorale.

Poi naturalmente c’è il conflitto siriano dietro l’angolo. Tra il 29 ed il 30 gennaio, l’aviazione israeliana ha bombardato un “centro di ricerche” siriano poco distante da Damasco. Secondo fonti di intelligence anonime, l’obiettivo erano i missili SA-17 destinati proprio a Hezbollah. Nel mese di febbraio poi ci sono stati scontri sempre più intensi tra i miliziani sciiti e i ribelli siriani nella porosa regione di confine tra la Siria e la valle della Beqaa, un altro territorio importantissimo nella storia e nell’approvvigionamento strategico del partito-milizia. Continua intanto il massiccio arrivo in Libano di profughi siriani, che aggiunge un altro elemento di complessità al già complicato scenario interno libanese.

I pericoli di destabilizzazione del Libano sono insomma troppo concreti perché ci si possa permettere di tagliare i ponti con un partito dell’importanza di Hezbollah senza correre il rischio di rimanere senza interlocutori. C’è già l’esempio dei territori palestinesi dove la messa al bando dei rapporti con Hamas viene giudicata da molti come una delle ragioni dello stallo del processo di pace.

Ecco dunque spiegati i dubbi della Ashton, che ha sottolineato come ci sia bisogno di “riflettere sugli esiti delle indagini” su Bourgas, facendo intendere di voler aspettare maggiori prove. Il responsabile dell’antiterrorismo per l’UE Gilles de Kerchove ha enfatizzato la necessità di “prendere in considerazione il contesto politico” prima di prendere ogni decisione.

Non tutti però condividono questa prudenza: l’Olanda ha premuto fin da settembre per estendere a tutta l’Unione il bando totale delle attività di Hezbollah che essa stessa applica da anni e il portavoce per la politica estera della cancelliera tedesca Angela Merkel, Phillip Misfelder, si è schierato con forza su posizioni analoghe già da settembre.

Il ministro degli Esteri inglese William Hague, invece, ha proposto di applicare in Europa quanto già fatto da Londra: la messa al bando della sola “organizzazione per la sicurezza esterna”, cioè il braccio armato internazionale di Hezbollah. L’idea sarebbe di rispondere alle pressioni israeliane e americane senza tuttavia tagliare i ponti con il braccio politico del partito sciita, consentendogli per altro di continuare a fare fundraising tra i musulmani europei per le sue attività caritatevoli.

Passerebbe una decisione del genere in Europa? A maggio ci sarà la prossima riunione del working party che si occupa di aggiornare ogni sei mesi la lista nera. La decisione politica, però, spetta al Consiglio dei capi di governo e dipenderà dagli equilibri europei, dalle posizioni tedesca e francese, dalla situazione in Siria e in Libano, nonché dall’influenza dell’ex sottosegretario di Stato americano con delega all’Europa Philip Gordon, ora nominato dal presidente Barack Obama proprio “coordinatore per il Medio Oriente, il Nord Africa e il Golfo Persico”.

Con una decisione del genere, sia nella versione “integrale” olandese che in quella moderata britannica, cambierebbe in modo significativo l’approccio europeo al contro-terrorismo: l’enfasi sul contesto politico verrebbe sostituita dall’importanza delle prove a carico della singola organizzazione in relazione a fatti di sangue, già avvenuti o in procinto di avvenire. Gli effetti sulle prossime elezioni libanesi o sul conflitto siriano, poi, sarebbero imprevedibili.