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Le primarie repubblicane e la Bible belt

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Il tema del voto religioso è al centro dei dibattiti elettorali, dal mormonismo di Romney all’influenza complessiva della religione nell’ambito del Partito repubblicano.

Secondo un sondaggio del settembre 2011 di LifeWay Research, l’ente di ricerca della Southern Baptist Convention, l’espressione pubblica di fede di un candidato non solo sembra contare poco, nelle decisioni di voto degli elettori, ma potrebbe addirittura rivelarsi controproducente. Solo il 16% degli intervistati, infatti, si mostra propenso a votare per un candidato di cui condivide le credenze religiose, mentre il 30% non voterebbe un candidato che esprime pubblicamente e mette al centro della propria identità l’attività religiosa. I credenti, ed in particolare gli evangelici (il 28%, cioè17 punti in più rispetto alla media), sembrano essere più propensi a sostenere un candidato che sostiene pubblicamente la propria religiosità e a scegliere per chi votare sulla base della religione (il 36%, cioè16 punti in più rispetto alla media). Anche i più giovani, forse sorprendentemente, attribuiscono molta importanza alla fede del candidato: il 24% degli intervistati tra i 16 e i 29 anni, infatti, definisce la religione il criterio per la scelta di voto. Al contrario, afroamericani (43%) e ispanici (41%) dichiarano che non voterebbero un candidato che esprimesse pubblicamente la sua fede. Più in generale, un americano su cinque, secondo questi dati, dichiara che, quand’anche non fosse il criterio di scelta, la religione è un elemento importante nella scelta di voto.

È il voto repubblicano, molto più di quello democratico, ad essere influenzato dalla religione. In particolare, ci si chiede quali saranno le scelte della compagine conservatrice dei protestanti americani, e in particolare degli evangelici, nelle primarie e poi nella fase finale delle presidenziali di quest’anno.

Da questo punto di vista, è di cruciale importanza il voto nella Bible belt, cioè il sostegno delle chiese protestanti radicate e concentrate negli stati del Sud: è una regione che, pure nelle molteplici differenze interne, si caratterizza come profondamente religiosa e conservatrice. La dimensione geografica di questo blocco culturale in genere include South e North Carolina, Georgia, Alabama, Mississippi, Louisiana, Virginia, Tennessee, Florida, Arkansas, Texas e, talvolta, il Kentucky. Tradizionalmente anglicani, è solo dopo la guerra di secessione che gli stati del Sud diventano patria d’elezione del cristianesimo evangelico. Sebbene accomunate da diversi tratti, le chiese protestanti della Bible belt presentano forti differenze interne, in relazione alla politica (si pensi al movimento della Moral Majority che sostenne Reagan), all’attività missionaria e professante, alle attività associative e di solidarietà, al tipo di religiosità (mistico-ascetica o pietista-ortodossa). Tali differenze sfociano spesso anche in aperta competizione.

La più recente survey condotta dal centro di ricerca indipendente PEW (gennaio 2012) considera il sostegno elettorale ai candidati repubblicani in relazione alla diversa appartenenza religiosa dei rispondenti (evangelici, protestanti non evangelici, cattolici). Secondo i dati raccolti, le differenze di credo dell’elettorato repubblicano non sembrano tradursi in sostanziali differenze rispetto al sostegno offerto ai diversi candidati. Ad eccezione di Rick Santorum, che sembra essere più popolare tra gli evangelici (22%) che tra i cattolici (12%) o i protestanti non evangelici (9%), gli altri candidati raccolgono sostanzialmente la stessa percentuale di preferenze.

In generale, Mitt Romney risulta essere il candidato più apprezzato dall’elettorato repubblicano bianco (31%), indipendentemente dall’appartenenza religiosa dei rispondenti. È sostenuto, infatti, dal 30% degli evangelici, dal 36% dei protestanti non evangelici e dal 27% dei cattolici. L’immagine positiva del candidato mormone non risulta essere cambiata in modo significativo nel corso dei primi voti delle primarie. Tuttavia, in poco più di un mese è raddoppiata tra i votanti di tutte le religioni la percentuale di coloro che ritengono che sia Romney ad avere la più alta possibilità di battere Barack Obama. In un ipotetico confronto tra Romney e Obama, quest’ultimo vincerebbe di stretta misura. E il voto religioso conterebbe: il maggior sostegno a Romney, infatti, si registra tra i protestanti evangelici, 76%, mentre Obama è sostenuto principalmente da coloro che si dichiarano non religiosi (64%).

L’exploit del candidato cattolico Newt Gingrich nella prima sfida elettorale all’interno della Bible belt (South Carolina), però, mette in luce come l’appoggio a Romney da parte dell’elettorato repubblicano religioso non sia scontato. Il voto in Florida conferma il consenso raccolto dal candidato mormone, e tuttavia l’orientamento di voto che emerge dagli exit-poll sembra confermare che i bianchi evangelici si dividono in misura equa tra il sostegno a Gingrich (38%) e a Romney (36%). Considerando, invece, la distribuzione di voto tra coloro che si dichiarano protestanti o cattolici si rileva come siano questi gruppi (ed in particolare i cattolici) a fare la differenza. Il 42% dei protestanti, infatti, sostiene Romney – a fronte del 36% che sostiene Gingrich – mentre tra i cattolici la distanza è ancora più evidente, con il 56% di sostegno a Romney che quasi raddoppia la percentuale di coloro che sostengono Gingrich (30%).

In definitiva, i sondaggi e i risultati delle primarie svolte finora mostrano una sostanziale spaccatura all’interno del voto religioso, che non sembra esprimere una preferenza compatta. In questo quadro risulta quindi importante capire quali saranno le prossime scelte dell’elettorato repubblicano nella Bible belt saranno cruciali per garantire – o negare – a Romney una maggioranza coesa.