international analysis and commentary

L’ascesa delle potenze regionali

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Così come il ventunesimo secolo ha testimoniato la nascita dei paesi cosiddetti “BRIC” (Brasile, Russia, India e Cina), il secondo decennio del nuovo millennio vedrà l’ascesa di nuove potenze regionali, oltre all’ulteriore crescita dei BRIC.

A tale riguardo, il recente tentativo di risolvere la disputa sul nucleare iraniano da parte di Turchia e Brasile, fissa un precedente che aiuta a capire cosa ci riserverà il futuro. Questa iniziativa potrebbe perfino segnare un punto di svolta per gli equilibri internazionali. Infatti, nonostante si stia tentando di farla passare come una mossa politica in fondo costruttiva, si tratta invece di un atto di sfida bello e buono alle potenze tradizionali del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, più la Germania (cioè il gruppo ormai noto con la formula “P5+1”).

Non è certo la prima volta che delle potenze regionali fanno sentire la propria voce contro gli Stati più importanti. Eppure questa invasione di campo rappresenta una sfida con pochi precedenti, soprattutto perché riguarda una questione d’importanza vitale con implicazioni globali. La soluzione del complicato rompicapo iraniano, infatti, determinerà il futuro corso delle politiche di proliferazione nucleare e dunque contribuirà anche alla formazione di un ordine mondiale che sta evolvendo rapidamente.

Che l’iniziativa turco-brasiliana abbia successo o no, è di per sé perfino secondario. Quello che conta è il simbolismo di questi due membri non permanenti del Consiglio di Sicurezza ONU che si permettono di sfidare i principali attori della politica globale, mettendo sul piatto un’alternativa indipendente.

In questa situazione, gli Stati Uniti e i loro alleati europei hanno molto da perdere. Insieme all’Afghanistan, l’Iran è stata infatti una delle priorità transatlantiche più pressanti. Se gli sforzi congiunti degli alleati occidentali dovessero fallire dopo mesi d’intensa diplomazia, ci troveremmo di fronte a un passo indietro disastroso.

Intanto, per due Stati in ascesa come Turchia e Brasile, molto diversi tra loro ma con in comune l’aspirazione a un ruolo di maggior rilievo sulla scena internazionale, esisteva una chiara convergenza d’interessi nel prendere a cuore la questione del nucleare iraniano. Su questo tema, la Turchia rimane comunque il partner più importante della coppia, e il suo atteggiamento non deve certo sorprendere – sebbene complichi ulteriormente i rapporti già piuttosto tesi con Washington.

Dopo tutto, il paese condivide quasi 500 chilometri di confine con l’Iran, una frontiera che risale al sedicesimo secolo. Il paradosso è che ulteriori sanzioni contro Teheran contribuiranno a consolidare lo status-quo in una zona in cui l’influenza americana si è già affievolita e quella turca è aumentata quasi in eguale misura. La proposta sul nucleare è un ulteriore segno della determinazione di Ankara a diventare una vera potenza regionale. Infatti, durante l’ultima decade, la Turchia ha diligentemente combinato la sua posizione geografica e le sue potenzialità economiche con un’efficace diplomazia.

Il ruolo di Brasilia ha invece frustrato e confuso molti osservatori, soprattutto americani. Ci sono ragioni anche psicologiche per questa reazione: il Brasile è una nazione appartenente allo stesso emisfero degli Stati Uniti, che sfida la diplomazia americana lontano dalla sua area geografica e in merito a una questione fondamentale per gli interessi americani. In sostanza, man mano che il Brasile cercherà di tradurre il suo crescente peso economico in maggiore influenza diplomatica, sembra inevitabile che i motivi di disaccordo con gli Usa si debbano moltiplicare.

Un altro aspetto degno di nota è che, nonostante le dichiarazioni ufficiali dicano il contrario, la stessa Russia rimane comunque guardinga nei riguardi dell’accordo turco-brasiliano. Mosca sta facendo di tutto per bilanciare i suoi interessi commerciali in Iran e la ripresa di rapporti costruttivi con l’amministrazione Obama.

Dal canto suo, la Cina sta furbescamente giocando la partita su entrambi i tavoli. Ma anche se Pechino ha pubblicamente sostenuto la proposta turco-brasiliana, non ha molte ragioni per dare un sostegno concreto. Dopo intensi negoziati, gli interessi cinesi nel settore energetico iraniano sono stati infatti esclusi dalla bozza di nuove sanzioni nell’ambito ONU. Quindi, semplicemente aderendo in maniera passiva alle nuove sanzioni, la Cina avrà ciò che le interessa, senza pagare un prezzo nei rapporti con Washington.

Sono in molti nei paesi in via di sviluppo a pensare che l’iniziativa turco-brasiliana costituisca un esempio da seguire nella loro marcia verso una maggiore influenza internazionale. Per le stesse ragioni, tra le maggiori potenze c’è molta preoccupazione per un sistema globale che potrebbe diventare ancora più fragile a seguito di continui tentativi da parte degli “emergenti” di misurarsi con importanti questioni di sicurezza.

Le nuove potenze regionali non sono destinate a rimpiazzare quelle tradizionali nel giro di poco tempo. Come dimostrano i BRIC, solitamente si comincia ad esercitare una crescente influenza sul proprio vicinato, prima di acquisire un respiro globale. Inoltre, molti di questi paesi potrebbero non avere mai un seggio al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, e un maggior coordinamento tra di essi potrà compensare solo in parte questa carenza. Un ulteriore problema è che la competizione tra queste potenze è una realtà inevitabile. I rischi di instabilità internazionale che ne derivano sono gravi; e d’altro canto le potenze tradizionali tenteranno sicuramente di avvantaggiarsi delle divisioni e dei contrasti per perseguire i propri interessi. Ciò rafforzerà a sua volta la già evidente tendenza a formare coalizioni molto blande in base alla convergenza di interessi del momento, rispetto alla collaborazione nell’ambito di strutture formalizzate. In ultima analisi, il decentramento del potere globale complicherà sempre di più i calcoli: e sebbene un’interazione positiva con i vari “emergenti” non si possa certo dare per scontata, sarà utile e necessario coltivare con cura questi rapporti. In un mondo che si muove così in fretta e in maniera così imprevedibile, un ruolo costruttivo di paesi come Brasile e Turchia può diventare cruciale in modo improvviso in seno al Consiglio di Sicurezza dell’ONU o anche rispetto a qualche crisi locale di minore entità ma con un potenziale di contagio su più vasta scala.

In tal senso, l’iniziativa turco-brasiliana sul nucleare iraniano può essere certamente vista come una sfida piuttosto esplicita, ma richiede comunque un maggiore livello di comprensione delle dinamiche – micro e macro – che producono situazioni del genere. Vedere il mondo in bianco e nero non servirà a gestirlo meglio.