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La nuova destra americana e il fattore religione

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La mobilitazione dei Tea Party, vera novità delle elezioni di midterm 2010 e della politica americana, ha spesso assunto connotazioni e toni religiosi. Questo è evidente nei cartelli esposti alle manifestazioni, che proclamano motti come “crediamo in Dio, non nel governo”, nei dibattiti pubblici in cui esponenti politici vicini al movimento come Christine O’Donnell attaccano l’evoluzionismo e promuovono l’astinenza sessuale, e in generale nei toni da crociata dei leader del movimento, a partire dal suo alfiere Glenn Beck di Fox News.

Possiamo quindi concludere che il Tea Party sia un fenomeno decisivamente connotato in senso religioso, un’altra faccia del fondamentalismo e del conservatorismo cristiano tanto radicati negli Stati Uniti? Non solo e non del tutto.

Da un lato è vero che la base dei Tea Party e quella della Christian right spesso coincidono: Questo è stato rilevato da un recente sondaggio del Public Religion Research Institute, che ha rilevato come metà di coloro (circa l’11% degli americani) che si identificano con i Tea Party si sentano anche vicini alla destra cristiana. Secondo un altro sondaggio, il 44% dei ‘tea partiers’ dichiarano di essere anche dei cristiani ‘rinati’ (born again). Su temi sensibili negli Stati Uniti, come l’aborto, l’allineamento con le posizioni della destra cristiana sale poi a 2/3 degli intervistati.

Da un punto di vista sociale questo è comprensibile, dal momento che i due movimenti trovano il proprio punto di riferimento nella stessa classe media bianca dell’America profonda, con una prevalenza di maschi di mezza età (caratteristiche che nei Tea Party compaiono in modo ancora più distintivo che nella stessa destra cristiana).

L’incontro tra le due tendenze non è nuovo, e ha radici profonde nella storia del paese, dove le forze libertarie che protestano contro l’‘oppressione’ del governo federale si sono tradizionalmente legate alle rivendicazioni religiose contro la laicità della sfera pubblica imposta dalle sentenze della Corte suprema. Naturale, quindi, che il lessico politico di una parte della destra americana sia caratterizzato dall’ossessione che il governo di Washington sia troppo invasivo tanto nella sfera economica che in quella religiosa, a causa di quelle che gli esponenti del movimento definiscono come tendenze ‘socialiste’.

Se gli esponenti ‘cristiani’ dei Tea Party sono molto numerosi, e spesso risultano particolarmente visibili, è tuttavia vero che esiste l’altra metà del movimento, che non si identifica con la Christian right e mal sopporta gli eccessi evangelizzatori dei compagni di lotta. Rappresentata da organizzazioni come il Tea Party Express, quest’ala del movimento rifiuta l’idea che esso sia fondato essenzialmente sulle social issues, ovvero sulle questioni morali care al conservatorismo cristiano. Al contrario, essa predica il conservatorismo fiscale condannando quella che considera un’eccessiva tassazione e una tendenza alla spesa incontrollata da parte del governo federale (aspetto sul quale questa ala del movimento spesso critica i repubblicani allo stesso modo che i democratici). Del resto, lo stesso Tea Party è nato da fenomeni di mobilitazione spontanea iniziati nei primi mesi del 2009, all’indomani dei discussi pacchetti di stimolo all’economia varati dall’appena insediata amministrazione Obama.

Fino a oggi, queste due anime del movimento hanno convissuto in modo sostanzialmente armonioso, ma secondo alcuni osservatori non è detto che le cose rimangano così: anche in considerazione del fatto che all’interno del movimento sembrano manifestarsi fratture anche di tipo generazionale, con gli strati più giovani che appaiono più orientati in senso libertario anche sulle social issues, presentando una maggiore apertura su temi come il riconoscimento dei diritti dei gay e la minaccia del cambiamento climatico.

Anche la stessa ala religiosa dei Tea Party non è, del resto, omogenea come si potrebbe credere: essa rispecchia anzi la variegata realtà del mondo confessionale a stelle e strisce. Il gruppo religioso predominante all’interno del movimento, quello degli evangelici bianchi, raggiunge appena il 36%, mentre gli appartenenti ad altre congregazioni protestanti e i cattolici sono entrambi al 14%. Un terzo del movimento è quindi rappresentato da esponenti di gruppi religiosi minoritari e da persone non affiliate ad alcuna religione. Nonostante una rappresentanza effettiva limitata allo stato dello Utah e alle aree adiacenti, un gruppo religioso estremamente influente all’interno del movimento è quello mormone, al quale appartiene lo stesso Glenn Beck.

Proprio nella tradizione mormone è presente, con particolare intensità, quella che è diventata la bandiera e trait d’union del movimento: una vera e propria sacralizzazione della Costituzione degli Stati Uniti. Secondo la stragrande maggioranza dei membri dei Tea Party, il documento redatto dai padri fondatori della nazione americana rappresenta infatti un dettato perfetto e primigenio (e secondo coloro che sono orientati in senso religioso, divinamente ispirato) che sarebbe stato corrotto solo in seguito da interpretazioni errate.

Questo ‘originalismo’ testuale, che vuole ritrovare proprio nella Costituzione l’essenza della nazione americana e il rimedio ai suoi attuali mali, è condiviso da tutte le anime del movimento. Questo non significa che tutte lo declinino allo stesso modo: se da un lato i tea partiers laici spiegano come il big government e l’imposizione fiscale federale siano anticostituzionali, dall’altro esponenti del conservatorismo cristiano come Christine O’Donnell mettono in discussione la separazione tra chiesa e stato proprio sostenendo che essa non sarebbe menzionata esplicitamente dalla Costituzione.

In sostanza, sia dal punto di vista del profilo ideologico e politico, sia per il loro orientamento verso la religione, i Tea Party non rappresentano un elemento nuovo per la tradizione della destra americana. È tuttavia vero che il movimento esaspera delle tendenze che in precedenza erano meno visibili, sia perché più dissimulate tra le pieghe dell’America profonda, sia perché non avevano referenti nel mondo dei media generalisti assimilabili all’attuale Fox News. Ma la caratteristica che contribuisce maggiormente a rendere visibile questo movimento è il livello di attivismo, che porta nelle piazze in modo clamoroso temi e questioni che un tempo rimanevano circoscritti ai dibattiti e alle organizzazioni politiche della destra conservatrice e anarco-libertaria.