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La crescita delle opposizioni in Germania: un futuro incerto

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Malgrado non regnasse l’ottimismo, nessuno nelle file della CDU, l’Unione democristiana di Angela Merkel, si aspettava una sconfitta così bruciante come quella patita il 13 maggio nelle elezioni anticipate in Nordreno-Westfalia. Il più popoloso (18 milioni di abitanti) ed economicamente rilevante Stato della Repubblica federale tedesca ha sonoramente bocciato il partito della Cancelliera, che arretra di ben 8 punti rispetto al voto del 2010 (dal 34,6 al 26,3%), ottenendo il peggior risultato di sempre in questo Land. Premiata è la SPD, che vede aumentare in modo consistente il proprio consenso (dal 34,5 al 39,1%): potrà, dunque, continuare a governare grazie all’alleanza con i Verdi, che si confermano attorno al buon risultato di due anni fa – dal 12,1% calano all’11,3%.

A differenza dello scorso biennio, durante il quali hanno formato un governo di minoranza, stavolta socialdemocratici ed ecologisti godranno di un’ampia maggioranza di seggi nel Landtag (128 su 237), che garantisce la stabilità mancata nella scorsa legislatura. A completare il quadro, le ottime performance sia dei liberali della FDP, che raccolgono quasi due punti in più rispetto al 2010, attestandosi come quarta forza all’8,6%, sia del Partito dei pirati (7,8%), che siederanno per la prima volta nel Parlamento di Düsseldorf. Dove invece non troverà più posto la Linke, l’altra grande sconfitta di queste consultazioni, che precipita dal 5,6 al 2,5%, non superando quindi la soglia di sbarramento.

Per la CDU, attualmente forza di maggioranza relativa nel parlamento federale, i risultati del Nordreno-Westfalia sono ben più di un semplice campanello d’allarme: la magnitudine dell’insuccesso è tale da rendere scarse le possibilità che Angela Merkel si mantenga alla guida della Germania anche dopo le prossime elezioni per il rinnovo del Bundestag, previste per il settembre 2013. Tradizionalmente considerato il test-chiave per gli equilibri politici generali, il voto nel più importante Land del paese sembra annunciare una svolta che riporti al governo di Berlino una coalizione rosso-verde di socialdemocratici ed ecologisti, dopo quattro anni di Große Koalition e quattro di gabinetto cristiano-liberale. È l’argomento che torna incessantemente nei commenti dei vincitori di sinistra, che leggono il risultato di domenica come un preludio dei successi futuri sul piano federale, mentre i democristiani ne sottolineano il carattere semplicemente regionale. Al di là del carattere propagandistico delle interpretazioni, bisogna riconoscere che in entrambi i punti di vista c’è del vero.

Da un lato, le urne del Nordreno-Westfalia riflettono e rafforzano una tendenza ormai chiara: dopo le ultime elezioni del Bundestag (settembre 2009), da nessuno dei confronti elettorali è uscita vincitrice una coalizione cristiano-liberale. Un dato che inevitabilmente suggerisce un’insoddisfazione diffusa dei cittadini verso l’azione del governo federale da allora in carica: non solo per la rissosità interna di un’alleanza nella quale sin dal primo momento i distinguo hanno prevalso sullo spirito di gruppo, ma anche per il contenuto vero e proprio delle sue politiche. Tale considerazione è ancor più legittima dopo il voto del 13 maggio, dato che la CDU aveva messo al centro del programma elettorale la difesa dell’austerità di bilancio contro la Schuldenpolitik (politica del debito) di socialdemocratici e verdi. La Cancelliera Merkel non aveva perciò lesinato il proprio appoggio al candidato Norbert Röttgen, ministro dell’Ambiente del governo federale, a lei particolarmente vicino tanto da essere considerato, fino alla catastrofica serata di domenica, il suo delfino.

Se è dunque pienamente giustificato sostenere che in Nordreno-Westfalia “ha perso Angela Merkel”, ora molto più debole di fronte alla “opposizione esterna” di François Hollande e a quella interna dei socialdemocratici di casa sua, sono molto rilevanti anche i fattori specificamente locali. In particolare, sono proprio le personalità che guidavano i due principali partiti ad avere inciso sul voto, positivamente in un caso e negativamente nell’altro.

Partendo da quest’ultimo, il ministro-candidato Röttgen è risultato sin da subito poco gradito alla base e, soprattutto, all’elettorato potenziale della CDU, perché visto come estraneo alla politica del Land, malgrado fosse (fino alle dimissioni di domenica sera) il segretario regionale del partito. Ai molti che gli chiedevano se sarebbe rimasto nel parlamento di Düsseldorf anche come capo dell’opposizione, nel caso avesse perso le elezioni, Röttgen non ha mai saputo dare una risposta convincente, trasmettendo sempre la netta sensazione che avrebbe tranquillamente continuato nel suo posto di ministro federale a Berlino. Cosa che, in effetti, si è puntualmente verificata.

Di fronte alla relativa “in autenticità” della candidatura del democristiano, spiccava invece la sensazione di vicinanza ai problemi del territorio che ha saputo trasmettere in un’intelligente campagna Hannelore Kraft, la popolare Ministerpräsidentin uscente. Il fattore-candidato ha dunque  pesato molto. Ancor più che un sostegno al partito, la vittoria della SPD testimonia di un apprezzamento per lo stile di governo di questa madre di famiglia cinquantenne, carismatica e dialogante, molto lontana dal cliché dell’apparatčik socialdemocratico. Al quale invece si attagliano bene i profili dei tre potenziali candidati a Cancelliere del partito che fu di Willy Brandt, nessuno dei quali sembra capace di suscitare particolari entusiasmi. La Kraft, per il momento, afferma di volersi dedicare a guidare il suo Land, senza coltivare ambizioni ulteriori.

Si può dunque sostenere che non tutto sia perduto per Angela Merkel. Benché i suoi avversari diretti siano in netta ripresa dopo la storica débâcle del settembre 2009 (quando racimolarono appena il 23%, perdendo un terzo dei voti), le incertezze circa la leadership federale non mettono la SPD nelle condizioni migliori; al contrario, rischiano di pregiudicarne le chance di vittoria nelle decisive elezioni per il Bundestag. E la Cancelliera può anche trovare ragioni di speranza nella rinascita della FDP, sua riottosa alleata, che sembra aver arrestato la caduta libera che la stava conducendo fuori da tutti i parlamenti regionali, spesso con percentuali umilianti (come l’1,8% nella città-stato di Berlino). Trascinati dal giovane e brillante Christian Lindner, in Nordreno-Westfalia i liberali hanno aumentato i loro suffragi difendendo a spada tratta l’austerità finanziaria e la politica anti-deficit ad ogni livello: regionale, federale, europeo. La stessa che sostiene – o persino incarna – Angela Merkel, la quale ha ribadito infatti che non cambierà linea. La Cancelliera ha, infine, almeno un’ulteriore ragione per non gettare la spugna: l’irresistibile ascesa dei Pirati, che complica non poco lo spettro sinistro dello schieramento politico.

I socialdemocratici e, soprattutto, i Verdi si trovano infatti a dover concorrere con questo nuovo competitore inaspettato, nei confronti del quale non sono ancora riusciti a prendere le misure. I Pirati raccolgono voto giovanile e voto di protesta, offrendo un mix fra i temi cari ai Grünen prima maniera, come la difesa dei diritti individuali e della democrazia diretta, e la issue loro propria rappresentata dalla libertà del web. Si potrebbe quasi sostenere che, sostituendo il tema dell’ambiente naturale con quello dell’ambiente virtuale della rete, i Pirati siano una sorta di replica dei Verdi degli anni Ottanta.

Passerà necessariamente del tempo, quindi, prima che possano integrarsi pienamente nel sistema politico – ammesso che i loro successi non siano un fuoco fatuo. Nel contesto delle prossime elezioni federali la coalizione rosso-verde sa di non poter considerarli un potenziale alleato; è consapevole, semmai, che c’è il rischio che possano risultare un involontario e forse decisivo sostegno per lo schieramento avversario.