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Il sistema monetario globale: perché è disfunzionale e come correggerlo

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Dopo la cessazione decisa unilateralmente dagli Stati Uniti nel 1971 del regime monetario concordato con l’Accordo di Bretton Woods del 1944 – alla cui definizione partecipò anche la Cina, ma attuato solo dall’area occidentale dopo la divisione in blocchi del pianeta – non esiste più un sistema monetario internazionale propriamente definito, ma una convivenza problematica tra i diversi regimi monetari operanti sul mercato degli scambi globali regolato dallo Statuto del Fondo Monetario Internazionale.

Le caratteristiche di questa “convivenza monetaria” possono essere così riassunte:

  1. il dollaro degli Stati Uniti svolge la funzione di moneta internazionale per scelta del mercato (in letteratura si chiama fiat-money), affiancato di volta in volta da altre monete nazionali (come l’euro nel meno recente passato);
  2. i regimi di cambio sono decisi dai singoli Paesi o loro raggruppamenti (come per l’eurosistema) in una delle forme conosciute, con prevalenza di quelle dirty, ossia con interventi delle autorità;
  3. non tutte le monete sono pienamente convertibili tra loro come nell’ex-area occidentale;
  4. esistono ancora normative nazionali che vincolano il libero movimento dei flussi monetari, con qualche libertà in più per i flussi finanziari.

Come funziona l’attuale meccanismo monetario internazionale

Non esiste un centro di coordinamento geopolitico degli sviluppi monetari internazionali, ma solo un centro informale (ma potentissimo) presso la Banca dei Regolamenti Internazionali di Basilea composto dai Governatori delle banche centrali aderenti, che opera mensilmente, e due centri di consultazione, i G7/G8 e G20, a cui partecipano Capi di Stato e di Governo affiancati dai Ministri del Tesoro e Governatori di banche centrali, che opera con cadenza annuale o infra annuale in casi eccezionali.    

Esiste una potenziale moneta internazionale gestita dal FMI – nota con l’acronimo SDR (Special Drawing Right), creata nel 1968 con l’Accordo di Rio de Janeiro – che non può svolgere la funzione per la quale era stata ideata essendo stata sottoposta a vincoli nella sua creazione e nel suo uso.

Per la posizione economica e geopolitica degli Stati Uniti, il dollaro appare tuttora sul mercato globale come la moneta che meglio assolve al compito di mezzo di scambio e di serbatoio di valori. L’euro sembrava dovesse assumere una posizione competitiva nello svolgimento di queste funzioni, ma le carenze istituzionali evidenziate dopo la crisi finanziaria internazionale esplosa nel 2008 hanno cambiato tale sua prospettiva.

L’esistenza di regimi di cambio diversi implica che i Paesi che scelgono cambi fissi o semiflessibili (dirty) accumulano riserve ufficiali in dollari o in altre valute, che possono essere usati senza vincoli di destinazione anche sul mercato libero. Ciò crea influenze esterne sugli scambi internazionali che passano attraverso modifiche nei rapporti di cambio, come è accaduto per le conversioni di dollari in euro effettuate dalla Cina e da altri Paesi o per l’uso fattone attraverso i Fondi Sovrani di Ricchezza (Sovereign Wealth Funds). Di conseguenza i prezzi dei beni, delle attività finanziarie e della ricchezza reale e produttiva nei Paesi interessati dalla formazione e dall’uso delle riserve ufficiali sono alterati dalla presenza di operatori pubblici i cui comportamenti non rispondono ai criteri previsti per i mercati competitivi, ripetutamente invocati come forma ottimale per l’uso razionale delle risorse mondiali. 

La non perfetta convertibilità di alcune monete di importanti protagonisti degli scambi internazionali, come la Cina, contribuisce a un ulteriore allontanamento degli scambi da una condizione di fair competition. Anche la convivenza tra aree geografiche contraddistinte da condizioni monetarie non ottimali – ossia profondi divari tra i tassi di crescita della produttività, come è l’euroarea – aggravano il non buon funzionamento degli scambi e riducono il livello di benessere globale.   

Protezioni e controlli negli scambi internazionali rivestono ancora un ruolo prevalente nel determinare quantità e forme del commercio mondiale e devono essere considerati la contro-faccia monetaria della medaglia internazionale mal coniata sul piano istituzionale per la presenza delle quattro condizioni sopra indicate.

La competizione globale e la moneta internazionale propriamente definite, sovente invocate per chiedere il rispetto delle regole “di mercato”, presentano gravi difetti perché il mezzo di scambio (il numerario o metro di misura) usato per esprimere i prezzi può variare in funzione dei regimi di cambio liberamente scelti a livello nazionale causando una frattura fra le ragioni di scambio (concetto pertinente alla logica dell’economia reale) e fra le parità monetarie (concetto legato alla logica monetaria).

Come dovrebbe essere l’architettura del sistema monetario internazionale per ben funzionare

La risposta più semplice è che non dovrebbe avere le caratteristiche dell’architettura attuale, ossia

  1. avere una moneta internazionale indipendente da una qualsiasi moneta nazionale ed essere riconosciuta e accettata universalmente sulla base di un trattato internazionale [1];
  2. tutte le monete devono riferire il loro valore esterno alla moneta internazionale ed essere tra loro pienamente convertibili;
  3. i regimi di cambio devono essere uguali per tutti i Paesi che partecipano agli scambi internazionali;
  4. i movimenti monetari e finanziari devono sottostare agli stessi regolamenti nazionali.

Si potrebbe raggiungere lo scopo, riformando i criteri di creazione e utilizzo degli SDR e integrando gli accordi del WTO (l’Organizzazione Mondiale per il Commercio) con le regole riguardanti la piena convertibilità, il regime di cambio concordato e le norme che devono governare i movimenti monetari e finanziari.

Il ruolo dell’Unione Europea e della Cina nel correggere l’architettura monetaria e finanziaria internazionale

Nella preparazione dell’Accordo di Bretton Woods e nella sua applicazione pratica gli economisti, a cominciare da Keynes, grande maestro in materia e negoziatore per conto degli inglesi, si sono cimentati sul piano teorico e pratico per convincere i governanti, in particolare quelli americani, che la nascita di una moneta internazionale indipendente dalle monete nazionali era non solo fondamento per  il buon funzionamento degli scambi mondiali, ma anche per l’equità distributiva delle risorse globali. La fine dell’Accordo di Bretton Woods e l’allargamento dell’area coperta dagli accordi del WTO senza modificare il suo Statuto per accogliere le modifiche conseguenti hanno fatto perdere agli studiosi e ai governanti la strada dell’itinerario istituzionale da percorrere per garantire sviluppo economico e giustizia sociale per tutti.

Il tentativo fatto pochi anni orsono dalla Cina di riportare gli SDR al centro del sistema monetario internazionale è stato encomiabile, ma anche abbandonato troppo presto. Le autorità cinesi hanno sottovalutato il loro peso nelle scelte monetarie internazionali o forse, più pragmaticamente, hanno valutato che un regime come quello indicato implica il rispetto delle condizioni basilari del suo buon funzionamento: la perfetta convertibilità dell’RMB. L’aumento della quota di partecipazione della Cina al FMI ha rimosso un ostacolo politico a un suo maggiore coinvolgimento nella creazione e gestione degli SDR “riformati” per divenire una moneta internazionale. Questa impostazione pare sia stata abbandonata dalla Cina, forse per gli ostacoli incontrati nelle relazioni monetarie con i Paesi leader, che si sta muovendo in due direzioni: una simile a quella seguita dall’Unione Europea con l’euro, ossia la creazione di un’area del RMB piuttosto che una moneta comune asiatica, e l’altra muovere verso la piena convertibilità del RMB, non nel quadro di un disegno di riforma del sistema monetario internazionale, ma per rafforzare la sua presenza nel mercato finanziario mondiale e la capacità di attrarre investimenti esteri.

Considero questa strada divergente rispetto allo schema razionale delineato nel paragrafo precedente, perché induce una ricerca di equilibri multipli di mercato ancora più complicata rispetto a quella attuale e, quindi, più esposti alla possibilità di alterare la distribuzione ottimale delle risorse mondiali, creando il presupposto per nuove crisi e tensioni geopolitiche “tradizionali”.

Conclusioni

Mantenere il sistema monetario internazionale privo di una moneta slegata dai comportamenti delle monete nazionali, lasciare liberi i Paesi di scegliere il regime di cambio e così potere accumulare riserve ufficiali, permettere ai Paesi di usare liberamente le riserve ufficiali accumulate attraverso interventi sul mercato dei cambi, mantenere normative differenti per i movimenti di moneta, finanza e  capitali, equivale a mantenere in vita un mercato globale che tale non potrà mai essere, perché le sue scelte sarebbero – e già in effetti lo sono – alterate dalla presenza di queste condizioni, che non conducono a una gestione razionale delle risorse mondiali.

Ciò mantiene gli scambi e i cambi in condizione di permanente alterazione e incertezza, con costi sociali altissimi e rapporti geopolitici-economici in permanente conflitto. La via dello sviluppo e della pace per tutti passa necessariamente attraverso un trattato internazionale che crei un sistema monetario internazionale ben funzionante, invece di perseguire la via della proliferazione di accordi regionali uniti, quando lo sono, da un interesse comune comunque transeunte.            

 

Questo testo è tratto dalla relazione svolta presso il Bank of China RMB Internationalization Forum: “RMB: Going Global”, Roma, 16 aprile 2015


[1] La rappresentazione formale delle imperfezioni degli SDR si rinviene nel lavoro da me pubblicato con Michele Fratianni sotto il titolo “Un modello esplicativo della tesaurizzazione e degli usi dei diritti speciali di prelievo”, in Economia Internazionale, Vol. XXVII n. 1, Genova 1974.