international analysis and commentary

Il fondatore di Ennahda e la transizione difficile, conversazione con Rashid Ghannouci

166

Dopo due bozze di costituzione e sedici mesi di consultazioni nell’assemblea costituente tunisina, lo scorso 1° giugno il processo sembra aver portato i frutti sperati, raggiungendo un consenso su una bozza finale. Questa bozza di costituzione verrà votata dal parlamento entro l’estate, mentre non è ancora stato deciso se verrà sottoposta a un referendum nazionale.

Mentre si raggiungeva il difficile equilibrio, Rashid Ghannouci, il leader del partito di maggioranza Ennahda – maggiore movimento islamista moderato tunisino, che è stato illegale fino al 2010 – si trovava a Washington per una serie di incontri bilaterali promossi dal “Centro degli studi sull’Islam e la democrazia” di Tunisi.

Come giudica il processo di transizione del suo paese fino a questo momento?

Credo anzitutto che la transizione tunisina abbia una rilevanza per l’intera regione: infatti, se riusciremo a consolidare un regime democratico, questo rappresenterà il primo esempio di paese arabo musulmano democratico. L’effetto contagio nel resto della regione non può essere sottovalutato. Ritengo che in un periodo di transizione un semplice governo di maggioranza non possa bastare e che compromessi tra diverse parti politiche siano assolutamente necessari. Non è un mistero che la polarizzazione sia un indicatore di fallimento. Io credo fermamente nella necessità che laici e islamisti convivano in pace.

La frattura tra laici e secolari sembra effettivamente essere una, se non la maggiore, componente della tensione sociale di molte transizioni nella regione. Lei è noto per i suoi scritti e il suo impegno per ridurre questa distanza: qual è ora la sua opinione al riguardo?

Dall’inizio del mio impegno in politica nel 1981, ho creduto che la ragione e l’Islam non possano essere in contraddizione. Democrazia, giustizia e diritti umani non sono in opposizione all’Islam, che ha portato numerosi benefici all’umanità. Tutto quello che aiuta gli esseri umani è Islam, come dice il Corano. Non ci sono contraddizioni tra Islam e democrazia, a patto di intendere il rapporto tra le due correttamente: ovvero la democrazia non può voler dire che solo i laici sono in grado di garantire una good governance e neanche, dall’altra parte, che i laici dovrebbero essere esclusi dal processo. Il conflitto tra laici e islamisti ha fatto già perdere troppe energie in passato, a vantaggio dei dittatori. Ritengo invece che questa alleanza sia di fondamentale importanza per creare una società democratica.

Molta attenzione è rivolta alla nuova costituzione tunisina e al processo che ha caratterizzato la sua formulazione. Quali sono gli aspetti più importanti di questo processo?

La costituzione è fondamentale perché limita i poteri dei governanti, indipendentemente da chi sia al potere. Una costituzione dovrebbe garantire la creazione di uno stato plurale, basato su diritti di cittadinanza uguali per tutti, indipendentemente dalla loro fede, e con un giusto equilibrio tra diritti e doveri. La costituzione tunisina che abbiamo appena terminato di discutere deve essere una costituzione per tutti i tunisini, e deve essere rappresentativa. Per questo motivo abbiamo promosso numerosi momenti di consultazione con le organizzazioni della società civile. Le questioni sulle quali è stato più difficile trovare consenso sono state la libertà di coscienza, l’universalità dei diritti umani, la scelta della forma di governo e il ruolo della shari’a. Questa costituzione ora fonde i valori islamici con la modernità.

Come vede il rapporto tra stato e società?

La pluralità e la diversità tra i partiti politici non possono essere evitate, né dovrebbe essere sradicate. Lo stato ha il dovere di aiutare ad organizzare la società, senza operare discriminazioni ma accettando tutte le parti sociali. Il governo deve implementare la legge e fornire servizi, ma non imporre un’ideologia o un modo di vita, che rientrano invece nella sfera della società. La democrazia è plurale e le diversità, che si devono manifestare attraverso il dialogo, le assemblee e le elezioni, sono naturali. Un principio fondamentale è la Shura: le decisioni non possono essere prese da uno ma devono essere il prodotto del consenso della comunità. Una sola persona non deve poter mai decidere al posto della comunità. Shura non è un sistema di potere, ma un modo di risolvere i problemi, di prendere le decisioni, applicabile dalla dimensione familiare a quella nazionale.

Le principali minacce al consolidamento democratico sono le manifestazioni estremistiche, sia che si tratti di salafismo sia che si tratti di laicismo, che quando rifiutano il dialogo diventano malattie in un regime altrimenti democratico.