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I Democratici e la laicità: yes, but…

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Il 24 marzo ha avuto luogo a Washington il Reason Rally, una manifestazione di atei e razionalisti che ha visto la partecipazione di circa diecimila persone. L’evento, organizzato da una ventina di diverse associazioni, intendeva esprimere il disagio dei non credenti americani di fronte ad un dibattito politico sempre più condizionato dalla destra cristiana.

Nonostante le apparenze, infatti, quella verso la laicità è una tendenza in crescita nella società americana, in particolare tra i giovani, fra i quali il declino nella partecipazione religiosa negli ultimi decenni è stato il doppio della media: come rilevato da Robert Putnam e David Campbell nel loro recente libro American Grace, questo è probabilmente dovuto proprio all’affermazione della Christian Right, che ha dato una coloritura partigiana e intollerante all’immagine pubblica della religione in America.

È probabile che anche la Casa Bianca stia tenendo conto di questa tendenza, nel suo tentativo di conquistare il voto giovanile e quello di altri settori più direttamente toccati dalle politiche sostenute dagli evangelici, come le donne e gli omosessuali. Così si potrebbe spiegare la recente, dura polemica intrapresa dall’Amministrazione Obama contro le gerarchie della Chiesa cattolica, sull’inclusione della contraccezione nella copertura sanitaria garantita ai dipendenti delle organizzazioni affiliate agli enti religiosi, come scuole, ospedali e charities.

Una proposta annunciata da tempo, che è divenuta oggetto della campagna elettorale quando i vescovi cattolici (al contrario di una parte del clero di base, che appoggia questa politica) si sono pubblicamente opposti alla Casa Bianca, con il sostegno delle organizzazioni della destra religiosa e dei media conservatori come Fox News. In risposta l’amministrazione Obama ha concesso uno slittamento di un anno dell’entrata in vigore delle nuove disposizioni, e uno spostamento dell’onere dai datori di lavoro alle assicurazioni, ma nulla più: una soluzione di compromesso subito respinta dai vescovi.

A quella sulla contraccezione si è poi aggiunta, più recentemente, la disputa sui matrimoni gay: una questione sensibile su cui sono in corso di svolgimento referendum in alcuni degli stati cruciali per l’elezione presidenziale. Dopo un lungo periodo in cui il presidente dichiarava che le sue opinioni erano “in corso di evoluzione” – e dopo dichiarazioni da parte di altri membri dell’amministrazione, ultimo il vicepresidente Biden, che hanno preparato la strada – Obama ha infine deciso anche su questo punto di scegliere una linea più diretta, appoggiando esplicitamente il matrimonio tra persone dello stesso sesso durante un’intervista televisiva.

Quella verso la laicità è stata del resto la strada seguita dal Partito Democratico negli ultimi trent’anni, dopo l’uscita di scena di Jimmy Carter, un cristiano evangelico eletto presidente anche grazie ai voti dei bianchi conservatori del sud. Da allora, il Partito Democratico si è così caratterizzato sempre più come il partito dei laici, a fronte dell’ascesa della destra cristiana nel paese e nel Partito Repubblicano. L’obiettivo (anche con un presidente membro dei battisti del sud come Bill Clinton) era di evitare il più possibile di parlare di religione, coltivando, al massimo, i rapporti strategici dei candidati con segmenti irrinunciabili della base democratica come le chiese nere. Una linea che aveva contribuito a consegnare gran parte del voto religioso, in particolare quello evangelico, ai Repubblicani.

Le cose sono cambiate parzialmente solo dopo la sconfitta elettorale del 2004, quando i vertici democratici hanno constatato la rilevanza della componente religiosa per la sconfitta di John Kerry (che aveva conquistato solo il 17% del voto evangelico, contro il 33% che era stato di Bill Clinton). È così iniziato uno sforzo di dialogo con il mondo religioso, aiutato anche dalla crescita di una nuova componente della destra cristiana, interessata alle questioni ambientali, alle condizioni degli immigrati e alla lotta alla povertà quanto o più che alla morale sessuale. Il partito ha promosso dei focus group dedicati agli elettori religiosi, e invitato le leadership dei singoli stati ad intraprendere un dialogo con le organizzazioni confessionali che andasse oltre la pura retorica.

Nello stesso tempo, sono nate negli ultimi anni società di consulenza specializzate nel mettere in collegamento i candidati democratici e il mondo religioso. Una scelta che sembra avere pagato nelle elezioni del 2008, nelle quali il voto religioso si è riequilibrato verso i Democratici, tanto da far parlare di una possibile scomparsa del gap confessionale tra i due partiti principali. Durante quella campagna presidenziale, il tentativo di colmare la distanza dal mondo religioso aveva coinvolto non solo l’attuale presidente, ma anche i suoi principali sfidanti, Hillary Clinton e John Edwards, con affermazioni pubbliche riguardanti la fede personale dei candidati (e l’assunzione di alcuni membri degli staff) esplicitamente indirizzate al mondo religioso.

Ad essere maggiormente oggetto di discussione erano state tuttavia le propensioni religiose di Obama, per la sua appartenenza alla chiesa del discusso reverendo Wright, e la disponibilità a dialogare anche con i religiosi conservatori. In particolare, l’invito all’esponente della destra cristiana Rick Warren, pastore di Saddleback (una nota megachurch evangelica), ad introdurre la cerimonia di inaugurazione della presidenza Obama, aveva provocato una vera e propria sollevazione sia tra i laici, sia tra esponenti religiosi progressisti legati al Partito Democratico.

Oggi, l’anima del partito resta profondamente divisa su questo tema, tra chi ritiene vitale raggiungere l’elettorato religioso e chi considera questi sforzi inutili e anzi controproducenti, in quanto fiaccherebbero l’autentica anima (laica) del partito. Le più recenti mosse dell’amministrazione potrebbero indicare un ritorno a questa seconda linea, che era stata seguita dai Democratici fino al 2004, oppure rappresentare solo un atteggiamento tattico, volto a marcare le differenze rispetto alle tendenze mostrate dai Repubblicani nelle primarie.

Molto dipenderà dall’evoluzione della campagna elettorale, che sotto il profilo religioso presenta degli aspetti del tutto inediti: in particolare la presenza di un mormone, Mitt Romney, come candidato repubblicano.