La via europea alla competizione tecnologica: sfide e strategie

*Questo articolo è il quinto contributo di una serie, parte di un progetto di ricerca e analisi su nuove tecnologie e sicurezza economica europea che Aspen sviluppa assieme al Politecnico di Torino, allo Studio Bonelli Eredi e alla LUISS. Il progetto è supportato dalla Compagnia di San Paolo.

 

La posizione europea nella competizione tecnologica globale è caratterizzata da vulnerabilità in tre ambiti fondamentali: semiconduttori avanzati, infrastrutture cloud e piattaforme di intelligenza artificiale.

Nel settore dei semiconduttori, l’Europa possiede competenze rilevanti nella progettazione e nella produzione di macchinari specializzati, ma dipende da attori globali per la produzione di chip avanzati. La concentrazione geografica della produzione in Asia orientale espone il continente a rischi di interruzione delle catene di approvvigionamento e limita la sua capacità di sviluppo industriale autonomo (Miller, 2022).

Nel cloud computing il mercato europeo è dominato da provider extraeuropei, in particolare statunitensi, che controllano infrastrutture digitali, standard tecnologici e capacità computazionale. Questa dipendenza implica conseguenze economiche e strategiche rilevanti, poiché il controllo delle infrastrutture digitali coincide sempre più con il controllo dei dati e dei processi decisionali.

Nel campo dell’intelligenza artificiale, l’Europa dispone di eccellenza scientifica e ricerca avanzata, ma incontra difficoltà nella trasformazione di tali competenze in piattaforme industriali globali. Lo sviluppo di sistemi avanzati richiede accesso a dati su larga scala, infrastrutture computazionali e capitali, fattori che tendono a concentrarsi in pochi ecosistemi tecnologici dominanti (Varian, 2019).

Queste dipendenze configurano una condizione di vulnerabilità tecnologica che incide direttamente sulla sicurezza economica e sulla competitività industriale europea.

Clienti nell’Apple Store di Parigi

 

Il quadro quantitativo: il posizionamento tecnologico europeo

Una valutazione della posizione europea nella geopolitica della tecnologia richiede l’analisi di indicatori quantitativi relativi a investimenti, capacità industriale e presenza nei mercati tecnologici globali.

L’Unione Europea investe in ricerca e sviluppo circa il 2,2% del PIL, una quota inferiore rispetto agli Stati Uniti (oltre il 3,4%) e significativamente più bassa rispetto alla Corea del Sud e al Giappone. Inoltre, la composizione della spesa privata in R&S evidenzia una forte concentrazione europea in settori industriali maturi, mentre negli Stati Uniti e in Asia gli investimenti si concentrano maggiormente nelle tecnologie digitali e nei servizi ad alta intensità tecnologica.

Nel settore dell’intelligenza artificiale, la quota europea degli investimenti globali in venture capital rimane decisamente inferiore rispetto a Stati Uniti e Cina. Analogamente, le principali piattaforme globali di AI e i modelli linguistici di grandi dimensioni sono sviluppati prevalentemente in ecosistemi extraeuropei.

Nel mercato del cloud computing, la quota combinata dei principali provider europei rimane marginale rispetto ai grandi operatori globali, che detengono la maggioranza delle infrastrutture digitali utilizzate da imprese e amministrazioni pubbliche europee.

Nel settore dei semiconduttori, l’Europa rappresenta meno del 10% della produzione globale di chip avanzati, mentre la produzione è fortemente concentrata in Asia orientale. Il Chips Act europeo mira a raddoppiare questa quota entro il 2030, evidenziando il riconoscimento politico della rilevanza strategica del settore.

Questi dati evidenziano un divario strutturale tra capacità scientifica europea e capacità di scala industriale e commerciale nelle tecnologie di frontiera.

 

Sovranità tecnologica e autonomia strategica europea

Di fronte alle vulnerabilità emerse nelle tecnologie critiche, il concetto di sovranità tecnologica è progressivamente diventato uno dei pilastri della strategia europea. Tale concetto non deve essere interpretato in senso autarchico, ma come capacità di mantenere controllo sulle tecnologie strategiche, preservando al contempo apertura economica, cooperazione internazionale e integrazione nelle catene globali del valore. La sovranità tecnologica europea si configura dunque come una condizione di autonomia decisionale e resilienza sistemica, necessaria per garantire sicurezza economica, stabilità industriale e indipendenza strategica.

Nel contesto europeo, la sovranità tecnologica si articola lungo tre dimensioni fondamentali. La prima riguarda il controllo delle infrastrutture digitali critiche, incluse reti di telecomunicazione, piattaforme cloud e capacità computazionali. La seconda concerne la capacità di sviluppare e produrre tecnologie di frontiera, come semiconduttori avanzati, sistemi di intelligenza artificiale e tecnologie quantistiche. La terza dimensione riguarda il controllo dei dati e degli standard tecnologici, che sempre più definiscono le condizioni di funzionamento dell’economia digitale.

Queste tre dimensioni sono strettamente interconnesse. Il controllo delle infrastrutture consente l’accesso ai dati; i dati alimentano lo sviluppo dell’intelligenza artificiale; l’intelligenza artificiale, a sua volta, rafforza capacità industriali e militari. La sovranità tecnologica emerge quindi come sistema integrato di capacità tecnologiche, industriali e normative.

L’Unione Europea ha progressivamente sviluppato una strategia fondata sulla nozione di “autonomia strategica aperta”, che mira a bilanciare interdipendenza globale e resilienza tecnologica. Questo approccio riflette la specificità del modello europeo, storicamente basato su mercati aperti, cooperazione multilaterale e integrazione economica. Tuttavia, la crescente competizione tecnologica globale ha evidenziato i limiti di un modello fondato esclusivamente sull’apertura, rendendo necessario rafforzare la capacità di controllo sulle tecnologie critiche.

 

Leggi anche: Ripensare la strategia di sicurezza economica europea: un dibattito necessario

 

La sfida centrale per l’Europa consiste nel trasformare la propria tradizionale potenza regolatoria in capacità produttiva e innovativa. L’Unione Europea ha dimostrato una forte capacità di definire standard globali in materia di protezione dei dati, concorrenza e governance digitale, esercitando quella che è stata definita “Brussels effect”, ossia la capacità di influenzare le regole globali attraverso il proprio mercato. Tuttavia, la definizione di standard non si è tradotta automaticamente in leadership industriale o tecnologica.

La sovranità tecnologica richiede infatti investimenti su larga scala, capacità di innovazione, ecosistemi industriali e infrastrutture di ricerca avanzata. In questo senso, la questione non riguarda soltanto la regolazione dei mercati digitali, ma la capacità di sviluppare filiere tecnologiche complete, dalla ricerca fondamentale alla produzione industriale.

Un ulteriore elemento centrale riguarda la dimensione geopolitica delle dipendenze tecnologiche. Le interdipendenze economiche, un tempo considerate fattore di stabilità, sono oggi sempre più percepite come potenziali strumenti di pressione strategica. Il controllo delle tecnologie critiche consente infatti di influenzare mercati, standard e processi decisionali, trasformando la tecnologia in strumento di potere geopolitico.

 

Chips Act e AI Act: verso una politica industriale tecnologica europea

L’adozione dell’European Chips Act nel 2023 e dell’Artificial Intelligence Act nel 2024 rappresenta una svolta significativa nell’approccio europeo alla politica tecnologica, segnando il passaggio da un modello prevalentemente regolatorio a una strategia più esplicitamente industriale e strategica.

L’European Chips Act nasce in risposta alla crescente consapevolezza della vulnerabilità europea nelle catene globali dei semiconduttori. La crisi delle supply chain durante la pandemia e le tensioni geopolitiche hanno evidenziato la dipendenza europea da fornitori esterni per componenti critici, con impatti significativi su settori strategici come automotive, difesa ed elettronica avanzata.

Il programma mira a mobilitare oltre 43 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati per rafforzare l’intero ecosistema europeo dei semiconduttori. L’obiettivo dichiarato è raddoppiare la quota europea della produzione globale di chip entro il 2030, passando da meno del 10% a circa il 20%. Per raggiungere questo risultato, l’iniziativa sostiene ricerca avanzata, sviluppo industriale e capacità produttiva lungo l’intera filiera.

Il Chips Act prevede inoltre meccanismi di coordinamento tra Stati membri per monitorare le catene di approvvigionamento e prevenire crisi future, introducendo una dimensione di sicurezza industriale nelle politiche tecnologiche europee. La creazione di linee pilota avanzate, centri di competenza e piattaforme di progettazione mira a ridurre il divario tra ricerca scientifica e produzione industriale.

Parallelamente, l’Artificial Intelligence Act introduce il primo quadro normativo organico al mondo per la regolazione dell’intelligenza artificiale. Il regolamento adotta un approccio basato sul rischio, distinguendo tra sistemi vietati, sistemi ad alto rischio e applicazioni a rischio limitato. L’obiettivo è garantire sicurezza, trasparenza e responsabilità nell’utilizzo delle tecnologie AI, preservando al contempo l’innovazione.

L’AI Act riflette la volontà europea di definire standard globali nella governance dell’intelligenza artificiale, promuovendo un modello di sviluppo tecnologico centrato sulla tutela dei diritti fondamentali e sulla responsabilità degli operatori. Tuttavia, la regolazione solleva anche interrogativi sulla capacità dell’Europa di sostenere simultaneamente innovazione e controllo normativo, evitando di penalizzare la competitività delle imprese europee.

Nel loro insieme, Chips Act e AI Act rappresentano il tentativo di costruire un modello europeo di politica tecnologica che integri sicurezza economica, innovazione industriale e governance normativa. Essi segnano l’emergere di una nuova fase della politica industriale europea, caratterizzata da maggiore intervento pubblico, coordinamento strategico e attenzione alla resilienza tecnologica.

Tuttavia, la riuscita di questa strategia dipenderà dalla capacità di mobilitare investimenti privati, superare frammentazioni nazionali e sviluppare ecosistemi industriali competitivi su scala globale. La politica industriale europea si trova quindi a confrontarsi con la sfida di trasformare ambizione strategica in capacità produttiva reale.

 

L’intelligenza artificiale come campo di competizione sistemica

L’intelligenza artificiale rappresenta oggi il principale terreno della competizione tecnologica globale e uno dei fattori più rilevanti della trasformazione economica contemporanea. In quanto tecnologia generale, essa ha effetti trasversali su produttività, sicurezza, organizzazione del lavoro, innovazione scientifica e capacità militari, ridefinendo le condizioni della competizione tra Stati.

La centralità dell’AI deriva dalla sua capacità di riorganizzare processi decisionali, modelli produttivi e sistemi economici. L’intelligenza artificiale non si limita a migliorare l’efficienza delle attività esistenti, ma trasforma la natura stessa del valore economico, spostandolo verso attività ad alta intensità cognitiva e capacità computazionale.

La competizione globale nell’AI si basa su tre fattori fondamentali: disponibilità di dati, capacità computazionale e competenze scientifiche. Questi elementi tendono a concentrarsi in pochi ecosistemi tecnologici, generando dinamiche di accumulazione che rafforzano il vantaggio dei leader globali. L’accesso a grandi volumi di dati consente di sviluppare modelli più performanti, mentre la disponibilità di infrastrutture computazionali avanzate permette di addestrare sistemi sempre più complessi.

Per l’Europa, la sfida consiste nello sviluppare capacità autonome nella progettazione, addestramento e implementazione di sistemi di intelligenza artificiale avanzata. La dipendenza da piattaforme tecnologiche esterne rischia infatti di tradursi in perdita di controllo sulle infrastrutture cognitive dell’economia digitale.

L’intelligenza artificiale presenta inoltre una dimensione strategica rilevante per la sicurezza e la difesa. I sistemi di AI sono sempre più utilizzati in ambiti quali cyber security, analisi di intelligence, sistemi autonomi e pianificazione operativa. La capacità di sviluppare tecnologie AI avanzate diventa quindi elemento centrale della sicurezza nazionale e della deterrenza strategica.

Un ulteriore aspetto riguarda il controllo delle infrastrutture computazionali necessarie allo sviluppo dell’AI. L’addestramento dei modelli avanzati richiede capacità di calcolo su larga scala, basate su infrastrutture altamente specializzate e costose. Il controllo di tali infrastrutture coincide con il controllo delle traiettorie di sviluppo tecnologico.

Nel contesto europeo, la ricerca accademica nel campo dell’intelligenza artificiale è di alto livello, ma la capacità di trasferire tali competenze in piattaforme industriali rimane limitata. L’Europa presenta eccellenza scientifica, ma incontra difficoltà nella creazione di grandi imprese tecnologiche e nella scalabilità delle innovazioni.

La competizione nell’AI si estende inoltre alla definizione degli standard tecnologici e dei modelli di governance. La capacità di stabilire regole e protocolli influenza lo sviluppo futuro delle tecnologie e determina vantaggi economici e strategici.

In questo scenario, l’Europa ha scelto di promuovere un modello di intelligenza artificiale basato su responsabilità, trasparenza e tutela dei diritti fondamentali. Questo approccio riflette la tradizione europea di regolazione dei mercati e protezione dei cittadini, ma solleva interrogativi sulla sua sostenibilità in un contesto di competizione tecnologica globale.

 

Semiconduttori e infrastrutture digitali come fondamento della potenza tecnologica

I semiconduttori costituiscono l’infrastruttura materiale dell’economia digitale contemporanea e rappresentano uno degli elementi centrali della competizione tecnologica globale. Essi sono componenti essenziali di un’ampia gamma di tecnologie strategiche — dall’intelligenza artificiale alle telecomunicazioni, dai sistemi di difesa alle infrastrutture energetiche, fino all’automotive e alla robotica avanzata — configurandosi come una tecnologia abilitante per l’intero ecosistema digitale.

La produzione di semiconduttori richiede investimenti estremamente elevati, capacità tecnologiche altamente specializzate e catene del valore globali caratterizzate da forte integrazione e complessità. La progettazione, la fabbricazione e l’assemblaggio dei chip coinvolgono infatti una pluralità di attori distribuiti su scala internazionale, con elevata concentrazione geografica delle fasi più avanzate della produzione. Questa struttura rende il settore particolarmente vulnerabile a shock geopolitici, interruzioni delle supply chain e tensioni commerciali.

Negli ultimi anni, la crescente domanda di capacità computazionale per l’intelligenza artificiale, l’espansione delle reti digitali e la diffusione di sistemi autonomi hanno accentuato la centralità strategica dei semiconduttori. La capacità di produrre chip avanzati è diventata un indicatore della potenza tecnologica di uno Stato e un fattore determinante della sua competitività industriale e militare.

L’Unione Europea ha avviato iniziative di rafforzamento della propria capacità industriale nel settore, riconoscendo la necessità di sviluppare un ecosistema europeo dei semiconduttori più resiliente e competitivo. Tuttavia, la sfida non riguarda esclusivamente la produzione industriale, ma l’intero ciclo dell’innovazione tecnologica, dalla ricerca fondamentale allo sviluppo di competenze specialistiche, fino alla creazione di filiere industriali integrate.

Accanto alla dimensione produttiva, assume crescente rilevanza la competizione per il controllo delle tecnologie di progettazione dei chip e degli strumenti software utilizzati nella loro realizzazione. Il dominio su queste tecnologie consente di influenzare l’intera catena del valore, rafforzando vantaggi tecnologici e industriali di lungo periodo. La sovranità nel settore dei semiconduttori implica dunque non solo capacità produttiva, ma anche controllo delle tecnologie di progettazione, degli standard industriali e delle competenze scientifiche.

Parallelamente, il controllo delle infrastrutture digitali rappresenta un ulteriore pilastro della potenza tecnologica contemporanea. Le infrastrutture cloud, le reti di telecomunicazione e i sistemi di elaborazione dei dati costituiscono oggi la base operativa dell’economia digitale, supportando servizi pubblici, attività industriali e processi decisionali.

Il cloud computing, in particolare, svolge un ruolo centrale nella gestione dei dati e nello sviluppo delle applicazioni di intelligenza artificiale. La concentrazione del mercato in pochi operatori globali conferisce a questi attori un ruolo strategico nella definizione degli standard tecnologici e nel controllo delle infrastrutture digitali.

Un ulteriore elemento riguarda la crescente convergenza tra infrastrutture digitali e capacità computazionale. Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie emergenti richiede accesso a risorse computazionali su larga scala, spesso concentrate in grandi data center e sistemi di calcolo ad alte prestazioni. La disponibilità di tali infrastrutture determina la capacità di sviluppare innovazione tecnologica e di competere nei settori ad alta intensità di conoscenza.

La centralità dei semiconduttori e delle infrastrutture digitali evidenzia come la potenza tecnologica contemporanea si fondi su una combinazione di capacità produttiva, controllo delle infrastrutture e sviluppo di ecosistemi innovativi. La capacità di presidiare questi elementi determinerà il ruolo dell’Europa nella competizione tecnologica globale e la sua possibilità di mantenere autonomia strategica nel lungo periodo.

 

Gli altri approfondimenti sulla sicurezza economica europea
Il successo olandese
Il paradosso francese
La posizione dell’Italia
Il pericolo della trappola tecnologica
Un dibattito necessario

 

Il dilemma europeo tra apertura economica e autonomia tecnologica

La geopolitica della tecnologia pone l’Europa di fronte a un dilemma strutturale che attraversa l’intero modello economico e politico dell’integrazione europea: la tensione tra apertura economica e sicurezza tecnologica. Sin dalle sue origini, il progetto europeo si è fondato su principi di interdipendenza, cooperazione multilaterale e integrazione dei mercati, promuovendo un modello di sviluppo basato sulla libera circolazione di beni, capitali, persone e conoscenze. Questo approccio ha sostenuto la crescita economica e la diffusione dell’innovazione, favorendo la costruzione di catene del valore globali e la progressiva apertura dei sistemi produttivi.

Nel contesto attuale, l’Europa si trova in una posizione peculiare. Da un lato, l’apertura economica rappresenta un elemento costitutivo del suo modello di sviluppo e una fonte fondamentale di competitività. Dall’altro, l’emergere di vulnerabilità nelle tecnologie critiche e la crescente competizione geopolitica rendono necessario rafforzare la capacità di controllo sulle infrastrutture digitali, sulle supply chain e sulle tecnologie strategiche. Il dilemma europeo consiste dunque nel conciliare interdipendenza globale e autonomia strategica, evitando sia una dipendenza tecnologica strutturale sia una chiusura incompatibile con il modello economico europeo.

Questa tensione si manifesta in particolare nella gestione delle relazioni economiche e tecnologiche con le principali potenze globali. Le catene del valore digitali e industriali sono profondamente integrate su scala internazionale, e una loro frammentazione comporterebbe costi economici significativi. Al tempo stesso, la concentrazione di capacità tecnologiche in pochi attori globali può limitare la capacità decisionale europea e ridurre i margini di autonomia strategica. La sfida consiste quindi nel ridefinire il rapporto tra apertura e sicurezza, costruendo un equilibrio tra cooperazione internazionale e resilienza tecnologica.

Affrontare il problema europeo della geopolitica della tecnologia richiede dunque una strategia sistemica che integri dimensione industriale, infrastrutturale e cognitiva. In primo luogo, è necessario rafforzare la capacità industriale nelle tecnologie di frontiera, sostenendo la ricerca avanzata, lo sviluppo di ecosistemi dell’innovazione e la creazione di filiere produttive integrate. Ciò implica una maggiore mobilitazione di investimenti pubblici e privati, nonché un coordinamento più efficace tra Stati membri.

In secondo luogo, lo sviluppo di infrastrutture digitali e capacità computazionali autonome rappresenta una condizione essenziale della sovranità tecnologica. Il controllo delle infrastrutture cloud, delle reti di telecomunicazione e dei sistemi di elaborazione dei dati costituisce la base operativa dell’economia digitale e della sicurezza nazionale. Rafforzare tali infrastrutture significa garantire resilienza economica, continuità operativa e capacità di innovazione.

Un terzo elemento riguarda il capitale umano e le competenze tecnologiche. La competitività nelle tecnologie di frontiera dipende dalla disponibilità di competenze scientifiche, tecniche e manageriali in grado di sostenere l’innovazione e favorire il trasferimento tecnologico. Investire nella formazione avanzata, nella mobilità delle competenze e nella cooperazione tra università e industria rappresenta quindi una componente essenziale della strategia europea.

Infine, la costruzione di una strategia europea della geopolitica tecnologica richiede una maggiore integrazione tra politiche industriali, sicurezza economica e governance tecnologica. La tradizionale separazione tra regolazione dei mercati e sviluppo industriale appare sempre meno sostenibile in un contesto in cui tecnologia, sicurezza e potere geopolitico sono sempre più interconnessi. La capacità di coordinare strumenti regolatori, investimenti industriali e politiche di innovazione rappresenta una condizione necessaria per rafforzare il posizionamento strategico dell’Europa.

In questo quadro, la sfida europea non consiste nel replicare modelli di competizione tecnologica basati su chiusura o protezionismo, ma nel definire un percorso autonomo che concili apertura economica, sicurezza tecnologica e sviluppo industriale. La capacità di costruire tale equilibrio determinerà il ruolo dell’Europa nella competizione globale e la sua possibilità di preservare autonomia decisionale e influenza internazionale in un sistema sempre più definito dalla tecnologia.

 

 


Riferimenti bibliografici

  • Farrell, H., & Newman, A. (2019). Weaponized Interdependence: How Global Economic Networks Shape State Coercion. International Security, 44(1), 42–79.
  • Bremmer, I. (2021). The Technopolar Moment. Foreign Affairs, 100(6).
  • Drezner, D., Farrell, H., & Newman, A. (2021). The Uses and Abuses of Weaponized Interdependence. Brookings Institution.
  • European Commission (2021). Updating the 2020 New Industrial Strategy: Building a Stronger Single Market for Europe’s Recovery.
  • European Commission (2023). European Economic Security Strategy.
  • Helwig, N. (2023). EU Strategic Autonomy: Concepts and Challenges. European Policy Centre.
  • Leonard, M. et al. (2021). The Geopolitics of Technology. European Council on Foreign Relations.
  • Miller, C. (2022). Chip War: The Fight for the World’s Most Critical Technology. Scribner.
  • Bown, C. (2020). How the United States Marched the Semiconductor Industry into Its Trade War with China. Peterson Institute for International Economics.
  • European Commission (2023). European Chips Act Impact Assessment.
  • Varian, H. (2019). Artificial Intelligence, Economics, and Industrial Organization. NBER Working Paper.
  • Bresnahan, T., & Trajtenberg, M. (1995). General Purpose Technologies: Engines of Growth? Journal of Econometrics, 65(1).
  • Agrawal, A., Gans, J., & Goldfarb, A. (2019). Prediction Machines: The Simple Economics of Artificial Intelligence. Harvard Business Review Press.
  • Mazzucato, M. (2018). Mission-Oriented Innovation Policies: Challenges and Opportunities. Industrial and Corporate Change, 27(5).
  • Rodrik, D. (2021). Industrial Policy for the Twenty-First Century. Harvard Kennedy School Working Paper.
  • Moschella, M. (2021). The Politics of Cloud Computing. Review of International Political Economy.
  • Zuboff, S. (2019). The Age of Surveillance Capitalism. PublicAffairs.

 

 

EuropeeconomytechnologyEUsecuritydigitalgeopoliticsindustry