La Russia quattro anni dopo: la stabilità dell’instabilità

A quattro anni dall’inizio della guerra in Ucraina, la Russia è cambiata ma è sempre la stessa. È un Paese più militarizzato, più autoritario, con un’economia più debole e che inizia seriamente a sentire il peso delle (ultime) sanzioni e di un conflitto che ha già ucciso centinaia di migliaia di russi. Ma è anche un Paese in cui il Presidente è sempre lo stesso da ventisei anni e ha perseguito un programma progressivo e sistematico di ricentralizzazione dei poteri fin dagli anni 2000.

Un Paese che fin dal 2014 aveva occupato parte dell’Ucraina, e annesso la Crimea– e che ora prosegue sulla stessa strada, con richieste simili per fermarsi temporaneamente – e in cui la popolazione continua a mostrare una grande, estrema capacità di adattamento alle difficoltà economiche e sociali quando è costretta ad affrontarle. Uno studio del Russian Analytical Digest di dicembre compara la risposta quotidiana alla guerra di cittadini di due città russe e mostra che più si è vicini alla frontiera con l’Ucraina – come nel caso di Kursk, a cento chilometri dal confine – più il conflitto si è normalizzato: le sirene antiaeree suonano ogni giorno ma vengono ormai ignorate, ragazzi alle fermate degli autobus hanno ribattezzato le esplosioni dei droni “fuochi d’artificio”.[1]

 

La guerra nella società e l’adattamento dei russi

Senza voler generalizzare, adattamento della popolazione alla guerra significa anche che molte posizioni si sono consolidate in un’accettazione del conflitto che non è riducibile né a consenso attivo né a semplice rassegnazione, e neppure spiegabile con la sola repressione, per quanto fortissima. Sondaggi recenti del Levada Center e del centro governativo Tsiom (per quanto i dati siano inevitabilmente limitati) mostrano una crescente domanda di un accordo di pace, ma ciò convive con un’idea abbastanza condivisa che questa guerra abbia risvegliato un sentimento di “patriottismo” di cui essere orgogliosi, e che Putin avesse alla fine dei conti ragione a sostenere, anche quando molti non lo pensavano fino al 2022, che il conflitto fosse inevitabile e voluto dai Paesi occidentali.

 

Leggi anche: The unlearned lessons of war: Four years since the invasion of Ukraine

 

Sullo sfondo di una forte continuità, ci sono evoluzioni recenti che stanno avendo e avranno effetti duraturi sulla società russa. Uno dei fattori più nuovi e radicali è come il regime di guerra stia modificando dalle fondamenta l’organizzazione sociale del Paese, in particolare lungo due assi. Il primo è il riconoscimento ai veterani e alle famiglie dei soldati – come forma di compensazione – di uno status e di privilegi che avranno conseguenze di lungo termine, anche oltre questo conflitto e oltre Putin. Il secondo è la ridefinizione dei rapporti tra Stato e business, con un’ondata di nazionalizzazioni senza precedenti dagli anni Novanta e la formazione di una nuova élite nel settore della difesa che affianca la tradizionale cerchia di eletti a capo delle aziende strategiche delle materie prime.

Nel suo discorso all’Assemblea federale del febbraio 2024, Putin ha chiesto un rinnovamento dell’élite dirigente del Paese, dichiarando che i partecipanti alla guerra in Ucraina dovranno occupare posizioni nel business, nell’istruzione e nella pubblica amministrazione. È stato creato così il programma Vremja Geroev – il tempo degli eroi – per formarli a ruoli di governo. Alle elezioni regionali del settembre 2025, oltre 1.600 veterani sono stati candidati e più di 800 eletti, quasi tutti con Russia Unita; sei governatori regionali in carica hanno esperienza diretta di combattimento in Ucraina, anche se il programma ha finora prodotto più visibilità simbolica che potere reale.[2] Sulla stessa linea, dal 2022 ogni università è tenuta a riservare almeno il 10% dei posti statali ai partecipanti alla guerra e ai loro figli. Inoltre, dal 2026 i posti non coperti dalle altre quote riservate — decine di migliaia — non torneranno più alla competizione generale ma saranno redistribuiti in favore dei veterani e delle loro famiglie, arrivando potenzialmente a un quarto dell’intero intake universitario statale.[3]

 

La realtà dell’economia di guerra

Mentre si costruisce questa società attorno alla guerra e alle sue ricadute – con la riscrittura radicale dei programmi scolastici, la reintroduzione dopo trent’anni delle esercitazioni militari obbligatorie nelle scuole, un bilancio federale per l’educazione patriottica passato da 5 a 66 miliardi di rubli in tre anni al 2025 – i problemi e le difficoltà causati dal conflitto si fanno sentire.[4] I dati economici raccolti dall’economista Alexandra Prokopenko mostrano una Russia entrata in quella che lei ha definito metaforicamente la death zone – la quota oltre gli 8.000 metri in cui il corpo consuma sé stesso più velocemente di quanto riesca a ripararsi.[5]

La spesa militare ha raggiunto quasi l’8% del PIL e assorbe fino al 40% del bilancio federale. Le entrate da petrolio e gas nel 2025 sono calate del 24% rispetto all’anno precedente, al livello più basso in cinque anni; il greggio Urals è sceso sotto i 40 dollari al barile a dicembre. Il deficit di bilancio ha raggiunto i 5,65 trilioni di rubli – il più alto dal 1996. La crescita del PIL è passata dal 4% del biennio 2023-24 a meno dell’1%, e per compensare il governo ha alzato l’IVA al 22% dal 2026.[6] Il complesso militar-industriale impiega ormai quasi quattro milioni e mezzo di persone, e la disoccupazione è al minimo storico del 2,2%, senza che ci sia più manodopera disponibile.

 

L’ulteriore stretta autoritaria e la stabilità di medio periodo

In parallelo, più la situazione diventa difficile, più il governo si sente vulnerabile, meno qualunque forma di critica è accettata. Basta guardare ad alcune tra le tante leggi di restrizione delle libertà e aumento dei controlli introdotte solo negli ultimi mesi. Nel luglio 2025 è stata approvata una legge che per la prima volta criminalizza non semplicemente la distribuzione, ma la ricerca online di contenuti classificati come “estremisti” – un registro che include oltre 5.400 voci, dalla Fondazione anticorruzione di Naval’nyj al “movimento LGBT internazionale”.

Il primo caso si è avuto a novembre: un ventenne nella regione di Sverdlovsk è stato segnalato dal proprio provider internet all’FSB per aver consultato materiale sulla Brigata Azov.[7] Pochi giorni fa, il 17 febbraio 2026, la Duma ha approvato con 393 voti favorevoli e una decina di contrari una misura estrema: un disegno di legge che attribuisce all’FSB il potere di interrompere a sua discrezione internet, rete mobile, SMS e servizi postali in tutto il Paese, qualora dovesse servire (espressione terribilmente vaga) “confondere i nemici”.[8] In parallelo, da agosto 2025 Telegram e WhatsApp vengono progressivamente rallentati e limitati con l’idea di metterli fuori uso, mentre su tutti i dispositivi venduti in Russia è preinstallata l’app di stato Max, che dovrebbe sostituirli ma che per il momento è ben lontana dal centrare l’obiettivo.[9]

Questa combinazione di militarizzazione sociale, ristrutturazione economica e controllo digitale non riguarda solo la Russia nei suoi confini riconosciuti. La Strategia di politica nazionale approvata nel novembre 2025 è un documento che vale la pena leggere perché disegna i contorni di un progetto su dieci anni per i territori ucraini annessi – Donetsk, Luhansk, Kherson, Zaporižžja – fondato sull’assorbimento amministrativo e culturale: integrazione nelle strutture educative, promozione della lingua e della storia russa, coinvolgimento della popolazione in programmi statali di identità civica, con l’obiettivo dichiarato che il 95% della popolazione si identifichi entro il 2036 con una “idea civica russa” comune.

 

Leggi anche: Russia e Ucraina: terra & risorse vs. persone & valori

 

Quanto questo progetto sia realistico è un’altra questione. La Russia, in questo momento come in altri della sua storia, è stabile in una situazione strutturale di instabilità. Nonostante malumori e inefficienze, la macchina statale funziona. È stato calcolato che solo l’1% degli alti funzionari abbia dato le dimissioni nel 2022, e molti funzionari, in particolare economisti, hanno competenze ed esperienza. La Russia come paese e sistema politico è poi, più in generale, capace di resistere a delle pressioni su sé stessa, spesso autoinflitte, anche per lungo tempo.

Per questa ragione, anche se la tentazione è forte, l’attesa del crollo non può in nessuna maniera essere la bussola per elaborare una strategia verso Mosca. I tempi in Russia sono dilatati, lenti, e i crolli, quando arrivano, repentini. Nel frattempo i nostri Paesi, invece, più dinamici (?) e forse più sostenibili nel tempo, attraversano però più vite e più crisi, e devono vivere alla giornata.

 

 


Note:

[1] Russian Analytical Digest n. 333, 5 dicembre 2025.

[2] 1.6K Ukraine War Veterans Nominated for Russia’s 2025 Regional Elections”, Moscow Times, 13 agosto 2025, https://www.themoscowtimes.com/2025/08/13/16k-ukraine-war-veterans-nominated-for-russias-2025-regional-elections-a90189; “From Battlefield to Ballot Box: Why Russia Is Drafting War Veterans into Politics”, ECFR, 19 settembre 2025, https://ecfr.eu/article/from-battlefield-to-ballot-box-why-russia-is-drafting-war-veterans-into-politics/; Russian Analytical Digest n. 329, luglio 2025.

[3] R.Politik, The Bulletin n. 3–177, 10 febbraio 2026.

[4] “Fundamentals of Homeland Security: How Russia Is Turning Schools into Training Grounds for Future Soldiers”, Meduza, 1 aprile 2024, https://meduza.io/en/feature/2024/04/01/fundamentals-of-homeland-security ; “Raising a Soldier: The Militarization of Russian Childhood”, Posle Media, 2025, https://www.posle.media/article/raising-a-soldier-the-militarization-of-russian-childhood.

[5] Alexandra Prokopenko, “Russia’s Economy Has Entered the Death Zone”, The Economist, 16 febbraio 2026.

[6]“Russia’s Oil and Gas Revenues Are Shrinking”, Meduza, 28 gennaio 2026, https://meduza.io/en/feature/2026/01/28/russia-s-oil-and-gas-revenues-are-shrinking-meduza-explains-what-that-means-for-the-kremlin-s-war-chest ; Alexandra Prokopenko, “Can Russia’s Militarized Economy Ever Return to a Civilian Model?”, Carnegie Endowment for International Peace / Moscow Times, 24 settembre 2025, https://www.themoscowtimes.com/2025/09/24/can-russias-militarized-economy-ever-return-to-a-civilian-model-a90527.

[7] “Russia Passes Law Penalizing Online Searches for ‘Extremist’ Content, Including via VPNs”, Meduza, 22 luglio 2025, https://meduza.io/en/news/2025/07/22/russia-passes-law-penalizing-online-searches-for-extremist-content-including-via-vpns ; “Russia Gearing Up to Prosecute Internet Users for Searching ‘Extremist’ Content”, Committee to Protect Journalists, 18 luglio 2025, https://cpj.org/2025/07/russia-gearing-up-to-prosecute-internet-users-for-searching-extremist-content/ ; “Russia Opens First Case Under Law Punishing Online Searches for ‘Extremist’ Content”, Moscow Times, 6 novembre 2025, https://www.themoscowtimes.com/2025/11/06/russia-opens-first-case-under-law-punishing-online-searches-for-extremist-content-a91069.

[8] “State Duma Passes Bill Giving FSB Authority to Shut Down Internet and Mobile Services”, The Moscow Times, 17 febbraio 2026, https://www.themoscowtimes.com/2026/02/17/state-duma-passes-bill-giving-fsb-authority-to-shut-down-internet-and-mobile-services-a91974.

[9] R.Politik, The Bulletin n. 3–177, 10 febbraio 2026.

 

 

societypoliticsnationalismRussiaPutinUkraine