Le prospettive per Angela Merkel dopo le elezioni in Assia

Alle elezioni in Assia vi sono stati due risultati interessanti: la relativa perdita di consenso di entrambi i partiti popolari attualmente alla guida del Paese, la Cdu (che comunque resta il primo partito) e la Spd; e la forte crescita dei Liberali (Fdp) di Guido Westerwelle.

Il Governo paga sicuramente il prezzo di dover gestire la più grave crisi economica della Germania. La Merkel, in particolare, sconta il ricorso frequente al compromesso, sopratutto su posizioni giudicate troppo socialiste. Tra i partiti minori, la Fdp, con la sua politica liberista, è quello che trae maggior vantaggio da questo malcontento. I tedeschi chiedono, infatti, più riforme di quelle che la Grosse Koalition, con i suoi veti incrociati, abbia fatto finora. E, ad oggi, i Liberali sembrano essere l’unico partito in grado di dare una risposta a questa urgenza.

La Cdu della Merkel si conferma comunque il primo partito in Assia. I cristiano democratici guadagnano oltre il 37 per cento dei consensi, distanziandosi di ben 13 punti dai Socialdemocratici. Questi ultimi, con il 23,8 per cento, ottengono invece il peggior risultato dal dopoguerra. Una vera sconfitta per un partito che paga a caro prezzo il tentativo di formare un governo con l’appoggio della Linke – che la leader locale, Andrea Ypsilanti, aveva peraltro escluso in campagna elettorale.

La forte erosione di consenso dei due principali partiti ha favorito le formazioni politiche più piccole. I Liberali di Guido Westerwelle e i Verdi di Cen Özdemir hanno ottenuto, rispettivamente il 16 e il 14 per cento. Per entrambi, un incremento di 6 punti percentuali rispetto alle elezioni precedenti. La Linke di Oskar Lafontaine delude, e supera per un soffio lo sbarramento del 5 per cento.

Per effetto di questi numeri, in Assia è stato formato un governo Cdu-Liberali, guidato dal Governatore uscente il Cristiano Democratico Roland Koch. Una coalizione nero-gialla non è certo una novità: la Cdu e la Fdp già governano insieme in Baviera, Bassa Sassonia, Baden-Württemberg e Nordreno-Vestfalia, complessivamente il 70 per cento della popolazione in Germania.

Ma quali sono i motivi che spiegano la forte affermazione del partito Liberale?
Innanzitutto, i liberali hanno beneficiato dei voti dei cosiddetti elettori mobili, ovvero coloro  – circa il 30 per cento in Germania – che non hanno una preferenza politica precisa. Elettori delusi dalla Cdu, potrebbero avere votato per la Fdp solo (o anche) per prevenire il raggiungimento della maggioranza assoluta da parte dei Socialdemocratici e i Verdi. Una strategia spesso applicata anche nelle elezioni federali.

In secondo luogo, i liberali hanno raccolto i voti di quella parte dell’elettorato scontento dell’operato della Merkel. In questo momento di crisi, il leader Westerwelle è quello che ha fatto maggiormente la voce grossa. In particolare, ha aspramente criticato il secondo pacchetto anticrisi, giudicandolo inadeguato e insufficiente. Infatti, piuttosto che aumentare i sussidi sociali ed incentivare l’industria automobilistica, i liberali avevano suggerito un abbassamento della pressione fiscale, anche attraverso una riduzione temporanea dell’IVA, unica misura – a loro avviso – idonea a rilanciare i consumi.

La Cancelliera non è contraria al taglio delle tasse in se stesso, ma teme che un intervento una tantum, deciso sull’onda emotiva, possa non sortire gli effetti sperati, pregiudicando gli equilibri di bilancio nel lungo termine. Vi sono, inoltre, considerazioni politiche da cui non si può prescindere a otto mesi dalle elezioni federali. Un alleggerimento fiscale deve essere inquadrato in una più vasta riforma del sistema tributario, che la Merkel vuole preservare come cavallo di battaglia della campagna elettorale. Westerwelle, dal canto suo, teme che temporeggiare serva solo a peggiorare ulteriormente la grave situazione in cui versa il paese.

Questa non è che l’ultima delle critiche che i liberali indirizzano, oramai da tempo, alla Cancelliera, rea di aver abbandonato la Soziale Marktwirtschaft, idea cara proprio alla Cdu sin dagli anni Sessanta con il Cancelliere Ludwig Erhard. In un’economia sociale di mercato, lo sviluppo economico si basa principalmente sull’iniziativa privata. L’intervento dello Stato è circoscritto alla definizione del quadro giuridico e istituzionale, ma deve perseguire anche la salvaguardia dell’equità sociale. I Liberali ritengono che, nel gestire questa crisi, lo Stato abbia abbondantemente superato il suo ruolo di arbitro, diventando un player sempre più attivo e ingombrate nell’economia tedesca. Anche il quotidiano Die Welt ha denunciato questo rischio, definendo la Germania di oggi una “DDR light. Non una Germania migliore, ma una Germania più debole”.

Troppi compromessi, quindi, con i Socialdemocratici soprattutto in materia di economia. Tanto da aver indotto lo stesso Ministro dell’Economia Michael Glos alle dimissioni. Un duro colpo per la Merkel, accusata da Glos di aver fatto gestire la crisi esclusivamente a Peer Steinbrück, potente Ministro delle Finanze in quota Spd. Ma anche forte imbarazzo, perché la lettera di dimissioni è stata consegnata nelle mani di Horst Seehofer, leader della Csu (partito bavarese gemello della Cdu) e non in quelle della Cancelliera, con il chiaro intento di delegittimarne il ruolo istituzionale.

Il Governo è subito corso ai ripari, nominando al Ministero dell’Economia il giovane bavarese Karl-Theodor zu Guttenberg. Un esperto di affari internazionali più che di politica economica. 

Il risultato elettorale in Assia è importante perché potrebbe contribuire a condurre l’azione di governo verso una politica economica maggiormente liberista. L’ottimo risultato della Fdp ha, infatti, stravolto gli equilibri politici, non solo a livello locale, ma anche a livello nazionale. Con una coalizione nero-gialla in Assia, la Grosse Koalition ha perso la maggioranza nel Bundesrat, la Camera Alta dei Lander. Il Governo federale può contare, ad oggi, solo su 30 seggi su un totale di 69. I Liberali diventano, quindi, l’ago della bilancia.

Il primo banco di prova di questo nuovo assetto sarà l’approvazione del pacchetto anticrisi, passato per ora solo al vaglio del Bundestag. Westerwelle ha già presentato numerosi emendamenti, soprattutto in tema di riduzione della pressione fiscale, che dovranno essere discussi con la Cancelliera prima del voto definito al Bundesrat. Il nuovo peso dei Liberali ha suscitato numerose preoccupazioni. C’è addirittura chi – all’interno della Spd – pensa ad un cambiamento della Costituzione: “Non è possibile che in un sistema democratico le due camere legislative si blocchino a vicenda”, avverte il deputato Socialdemocratico Thomas Oppermann.

Per la Merkel, che punta a chiudere l’esperienza della Grosse Koalition e a formare un governo con la Fdp a livello nazionale, il risultato in Assia è nel complesso positivo.
Se dovesse, però, ritrovarsi a capo di una coalizione nero-gialla, la Cancelliera non potrebbe più esimersi dal fare le tanto annunciate riforme, che gli valsero al Convegno di Lipsia del 2003 il sopranome di Maggie Merkel. E che, evidentemente, una parte dei tedeschi si aspetta.

 

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