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La “cattura degli Stati” nella geopolitica dell’intelligenza artificiale

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Per definizione, la geopolitica è il rapporto tra qualcosa di tangibile, e terrestre: Stati, risorse e territori. Tra i più grandi paradossi di un’epoca che di paradossi non è certo avara, c’è invece che una parte fondamentale della geopolitica attuale si giochi attorno a qualcosa che è intangibile, ed etereo: l’intelligenza artificiale. Forse, però, questa intangibilità è soltanto un equivoco, dovuto alla relazione “finale”, digitale, che abbiamo con l’AI; perché in effetti anche lo sviluppo dell’intelligenza artificiale coinvolge Stati, risorse e territori, e lo fa in maniera pesante e invasiva.

Uno sguardo più attento, però, deve comunque accorgersi di una differenza netta rispetto al passato. Ciò che vediamo accadere è un salto di gerarchia: di fronte al grande potere economico, finanziario e mediatico di cui godono le aziende di AI, nella competizione attuale gli Stati sono degradati dal precedente ruolo di protagonisti della geopolitica, per scendere a quello di semplici “risorse”, da conquistare e a cui attingere.

 

La migrazione di Thiel

Eccone un esempio significativo. All’inizio del 2026 Peter Thiel ha spostato la residenza in Argentina, ha comprato casa a Buenos Aires, e ha iscritto i figli alle scuole private della capitale. Ecco, si è detto da varie parti: il solito oligarca digitale seduto su una montagna di miliardi, non contento di tutto quello che ha, adesso vuole spostarsi in un posto dove possa essere al riparo dai danni che i suoi stessi prodotti provocano al pianeta e all’umanità. L’Argentina è immensa, isolata, fresca, protetta: il luogo ideale dove aspettare l’apocalisse, mentre la Terra brucia. E invece no, non è questo: il trasferimento di uno dei techbro al vertice della tecnologia e della finanza mondiale, il padrone di Palantir, è guidato da progetti ben più pragmatici e prosaici.

Thiel è nato in Germania Ovest nel 1967, cresciuto in Sudafrica e Stati Uniti, laureato a Stanford. Proprio nell’università californiana si avvicina alle idee della destra radicale (difendeva l’apartheid sudafricana) e del capitalismo ultra-individualista, imparando allo stesso tempo molto dell’arte dell’investimento finanziario. Il più “politico” tra i suoi colleghi, discetta di filosofia e sociologia, dà vita alla piattaforma PayPal, investe in Facebook e Ebay, poi vende tutto per fondare nel 2003 Palantir, con il sostegno finanziario e logistico della CIA. Palantir sviluppa agenti di intelligenza artificiale (come Gotham e Foundry) che processano volumi massicci di informazioni alla ricerca di tracce nascoste. Queste tracce, e le loro chiavi interpretative, possono essere vendute a governi, servizi segreti e di sicurezza, grandi aziende, eserciti. Ad esempio, gli eserciti di USA e Israele sono suoi ottimi clienti, e i servizi di Palantir sono stati usati a Gaza come negli attacchi all’Iran.

La cattura degli Stati, però, è andata in panne in Europa: il famoso e polemico contratto da 330 milioni l’anno firmato con il servizio sanitario britannico è in via di rescissione, e già annullato quello da 50 milioni per l’analisi forense alla polizia di Londra. La Francia li ha bloccati tutti, e la Spagna ha proibito alle sue imprese pubbliche di siglarne. Anche in Germania e in Italia gli accordi sono stati congelati.

 

L’orientamento negli Stati Uniti

Perché? Da un lato, il vento ideologico che aveva portato Elon Musk alla Casa Bianca ha perso forza nell’opinione pubblica, tanto che i due hanno dovuto inscenare una teatrale rottura. Dall’altro Peter Thiel ci ha messo del suo, offrendo il fianco ad accuse e timori: ha rivendicato i risultati della sua IA in Medio Oriente (“i morti erano quasi tutti terroristi”) proprio mentre ovunque saliva la contrarietà a quelle guerre; ha lanciato una serie di seminari internazionali oscuri e curiali in cui spiegava perché “la transizione energetica è l’Anticristo”; ha tacciato di “agente del partito comunista cinese” papa Leone XIV e la sua enciclica Magnifica Humanitas, che delinea i problemi di uno sviluppo incontrollato dell’intelligenza artificiale.

Ma il ruvido Thiel ha dovuto notare segnali simili dagli stessi Stati Uniti. Steve Bannon, uno dei punti di riferimento ideologici del campo repubblicano, ha fondato un movimento chiamato Human First, e il 15 settembre era all’assemblea “pro-umana” di Washington, dove si presentava un appello per la regolazione dell’IA: a firmarlo accanto a lui c’era l’uomo simbolo della sinistra radicale americana, Bernie Sanders. Mesi di forti proteste in diversi Stati USA contro gli immensi centri di dati in costruzione per alimentare i servizi di IA hanno sicuramente lasciato il segno. Infine, le ultime prese di posizione di altri padroni di colossi iper-tech come Dario Amodei (Anthropic), Sam Altman (OpenAI) e persino Musk, che avvisavano dei rischi dell’intelligenza artificiale per l’intera umanità, e richiedevano “freni e controlli”, posizioni reiterate fino all’Assemblea Generale dell’ONU.

 

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Richieste respinte sdegnosamente da Donald Trump. Il presidente degli Stati Uniti sospetta della coincidenza tra queste dichiarazioni coordinate e le prossime elezioni di mid-term, il 3 novembre, in cui secondo le previsioni il trumpismo perderà la maggioranza al Congresso. Le interpreta come un avvicinamento strumentale alle parole d’ordine dei Democratici, critiche appunto sullo sviluppo dell’intelligenza artificiale e le sue applicazioni, e favorevoli a una regolamentazione: una linea condivisa sia dall’ala moderata che fa riferimento a Gavin Newsom che da quella radicale di Alexandria Ocasio-Cortez. Per mantenere la propria “cattura” sulla politica americana, molti dei capi del tech sono sempre pronti all’intesa con la Casa Bianca: una specie di intesa, firmata il 29 settembre da Trump con Musk, Zuckerberg, Altman e altri concede di fatto autoregolamentazione assoluta, in cambio di una narrazione ottimista e volontarista sull’IA. Ma sanno anche bene che se sarà il prossimo Congresso a maggioranza Democratica a dover legiferare sul tema, meglio avercelo amico.

Thiel è restato sulla linea di Trump: seguendo il solito copione, ha accusato colleghi e avversari che avevano sollevato critiche di “fare gli interessi del partito comunista cinese”. Ma ha comunque fiutato l’aria: l’autore del manifesto che chiede la sostituzione della democrazia con la tecnologia predittiva si è sentito solo. E se il cambiamento di clima politico-sociale negli Stati Uniti e in Europa può spiegare la decisione di spostarsi, con l’amico presidente sempre più indebolito e la galassia MAGA alla ricerca di nuovi punti di riferimento, la scelta specifica dell’Argentina è motivata da altre ragioni.

Sam Altman (OpenAI) e Peter Thiel (Palantir)

 

La scommessa argentina

Per prima cosa, in Argentina c’è un presidente ideologicamente davvero vicino che promette di modificare la legislazione nazionale per favorire gli interessi di Palantir – Javier Milei l’ha dichiarato apertamente sul Financial Times. E insieme a lui, una serie di nuovi governi filo-trumpiani, dal Cile alla Colombia, che potrebbero seguirlo. Dunque quei contratti persi in Europa potranno essere sostituiti con nuove opportunità latino-americane.

E infine, si arriva alle risorse, quelle fisiche: attraverso il suo fondo di capitale di rischio Founders Fund, Thiel sta investendo in un programma tecnologico per massimizzare lo sfruttamento e la rendita dei giacimenti del bacino di Vaca Muerta, nella Patagonia del nord. Si tratta di una gigantesca formazione geologica con idrocarburi non convenzionali, originata da un gran mare di età giurassica, che necessita di tecniche di scavo in larghissima profondità, oltre i 2500 metri. Il gas imprigionato nelle rocce che sarebbe estratto attraverso il fracking sarebbe trasformato sul posto in elettricità, per alimentare centri di dati ad alta intensità per l’intelligenza artificiale.

Ma quali data center? Quelli che Thiel vuole costruire proprio lì, col via libera di Milei, approfittando dei corsi d’acqua, delle grandi pianure spopolate, delle condizioni ideali per la refrigerazione, e senza doversi preoccupare di regole e dimensioni. La Patagonia come rifugio: dalle critiche crescenti dell’opinione pubblica occidentale, dalla regolamentazione restrittiva che la California di Newsom (Stato Dem sotto la cui giurisdizione cade la Silicon Valley, perciò conta) sta ultimando, dalla coalizione politica a lui ostile che potrebbe presto governare gli Stati Uniti, dal progetto della messa sotto controllo internazionale dello sviluppo dell’IA, addirittura sotto l’egida della detestata ONU.

Naturalmente un progetto come questo ha bisogno di anni – e certamente di un secondo mandato per Javier Milei, che chiederà la riconferma agli elettori a fine 2027. Ma intanto, il suo governo già promuove la necessaria architettura legislativa, ritagliata su misura: una legge che toglie le restrizioni sull’acquisto di grandi appezzamenti di terra da parte di non argentini, un decreto che obbliga gli enti pubblici a condividere dati personali del pubblico con i servizi segreti (nessuno sa se Palantir abbia già contratti con pezzi dello Stato argentino, perché sul tema si mantiene il segreto), un forte sconto fiscale per chi investa in data center, con la garanzia che non ci saranno cambiamenti regolatori per trent’anni.

Le prime due leggi sono state bocciate dal parlamento, dopo massicce proteste; la terza è in discussione in questi giorni. In particolare la legge sulla terra avrebbe facilitato un progetto caro a Thiel: la costituzione di territori a regime autonomo, in cui essere al riparo da ogni ingerenza, controllo o regolazione dello Stato sia nello sfruttamento delle risorse, sia nello sviluppo delle aziende e delle tecnologie, sia nelle relazioni umane e lavorative. Cosa otterrebbe in cambio Milei? Certamente, la possibilità di affrontare le elezioni presidenziali del prossimo anno con un’azienda come Palantir, più che esperta nella gestione dei dati personali, dalla propria parte.

La Patagonia e il sito di Vaca Muerta – mappa di Riccardo Pennisi

 

Thiel aveva già avviato un progetto simile, la città-senza-stato di Prospera, nell’isola centroamericana di Roatàn, costruendo in una joint-venture con altri miliardari del digitale una sorta di laboratorio tecnologico e finanziario dove operare a discrezione quasi totale, grazie alla collaborazione dei presidenti honduregni Porfirio Lobo e Juan Orlando Hernandez – quest’ultimo persino graziato da Trump della sua condanna a 45 anni per traffico di droga internazionale. Nel 2022, un cambiamento politico al vertice dello Stato ha però favorito una sentenza della corte costituzionale dell’Honduras per cui la cessione di sovranità nazionale al capitale statunitense era dichiarata illegale, e Prospera doveva fermarsi. A questo, Thiel ha reagito denunciando l’Honduras a un arbitrato internazionale, se non recede, per una cifra che potrebbe mandare in bancarotta il Paese.

Anche in questo caso, Stati nella condizione di preda, in una caccia e in una competizione tra attori di ben altro genere, dimensione e scala.