L’Organizzazione Mondiale della Sanità nei nuovi equilibri globali
In questo momento l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) si trova di fronte a uno snodo fondamentale della sua storia. Per la prima volta dall’avvio delle attività, nel 1948, è costretta a ripensare regole di funzionamento e metodi di finanziamento, mentre gli equilibri geopolitici si riconfigurano e gli Stati Uniti – finora primus inter pares tra i suoi Paesi membri, che ricalcano quelli dell’ONU – vanno in direzione opposta, prediligendo accordi bilaterali al consesso multilaterale.

Ebola e l’attenzione alla risposta alle pandemie
Se questo è il quadro nel quale si è svolta l’annuale riunione dell’Assemblea dei Paesi membri dell’OMS, a Ginevra, dal 18 al 23 maggio scorso, a renderlo ancora più complesso si sono messe le notizie in arrivo dalla Repubblica Democratica del Congo (RDC) e dall’Uganda. Qui è in corso un’emergenza di salute pubblica internazionale, l’epidemia di Ebola da virus della specie Bundibugyo, contro il quale non ci sono per ora vaccini e farmaci autorizzati. La situazione è grave, tanto da spingere lo stesso Direttore Generale dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus a recarsi di persona sul campo.
Proprio la preparazione e la risposta a pandemie ed epidemie è stato uno dei temi principali in discussione al Palais des Nations di Ginevra. Anche prima dell’arrivo di questa nuova crisi dovuta a Ebola (la più recente, molto grave, è del 2014-16) la questione era all’ordine del giorno: un anno fa l’Assemblea ha approvato l’Accordo Pandemico, ma per renderlo effettivamente disponibile alla firma dei Paesi membri serve l’ok a un suo fondamentale allegato, il PABS (Pathogen Access Benefits Sharing annex). Il compito di questo documento sarebbe di regolare i rapporti tra Paesi aderenti riguardo lo scambio di informazioni sui patogeni pericolosi e soprattutto l’accesso a vaccini, test, terapie sviluppati a partire da tali informazioni.
Le trattative dovevano chiudersi durante questa Assemblea ma sono state prorogate di un altro anno. Il PABS è uno dei temi sui quali stanno facendo sentire la propria voce i paesi a medio e basso reddito. In questo caso specifico, cercano di ottenere il testo a loro più favorevole, soprattutto per un equo accesso a vaccini, test e medicinali.
La sovranità sanitaria e l’attivismo dell’Africa
Con l’uscita di scena degli Stati Uniti dall’OMS (decisa dal presidente Trump nel gennaio 2026) alcuni equilibri consolidati sono cambiati, e contemporaneamente si fa sempre più vivo il desiderio di coinvolgimento maggiore da parte di molti Paesi del continente africano, alla ricerca della propria sovranità sanitaria.
L’espressione non va confusa con il significato politico della parola sovranità come viene utilizzata prevalentemente in Europa. In questo caso, significa restituire a Paesi che vengono identificati come quelli che di solito ricevono aiuto, più controllo sulle loro priorità e le loro decisioni, rispetto della loro autorevolezza e delle ambizioni che coltivano. Sovranità sembra un termine in contrasto con multilateralismo, ma in realtà non si parla di derive isolazioniste, quanto piuttosto di una redistribuzione più equa del potere decisionale sui temi di salute globale.
Di fronte alla necessità di adeguare al presente il modo in cui è stata finora organizzata la salute globale, la risposta dei Paesi africani si sta sviluppando su più fronti. C’è un crescente protagonismo dell’Africa CDC, l’agenzia continentale di salute pubblica, che sta svolgendo il suo ruolo anche durante questa crisi di Ebola; su un fronte più politico, è rilevante l’iniziativa dell’Accra Reset, lanciata un anno fa dal presidente del Ghana John Mahama, e che punta a ridefinire l’agenda dello sviluppo africano. È solo uno dei movimenti in corso per conferire un ruolo di leadership al Sud Globale e portare anche le conversazioni sulla riforma dell’OMS a un livello più ambizioso, che ridefinisca un nuovo ecosistema di vero potere e dialogo, e non si riduca a un’operazione simbolica.
Il processo di riforma della salute globale e i tagli ai finanziamenti
Un processo formale che dovrebbe portare a una la riforma dell’architettura della salute globale, quindi non solo dell’OMS ma anche del ruolo di altre organizzazioni e agenzie, è infatti già stato avviato. In una delle ultime riunioni, l’Executive Board dell’OMS (composto da 34 membri individuali, esperti nel campo della salute, designati da altrettanti Stati membri eletti per un mandato triennale) ha chiesto di formulare una proposta ai soggetti coinvolti – da Unicef al Global Fund, per esempio – che tenesse conto dell’esigenza di aggiornare il modo di operare anche alla luce dei tagli ai finanziamenti che stanno pesando su tutto il settore.
Leggi anche: Redesigning the United Nations: from intergovernmental forum to planetary stewardship
Il tema di fondo di quasi ogni incontro a Ginevra è stato proprio come fare meglio con meno risorse economiche. Guardando al solo budget dell’OMS, l’addio degli Stati Uniti, che erano di gran lunga i principali finanziatori, ha certamente pesato – lasciando un buco da almeno 600 milioni di dollari. Nonostante questo, per il biennio in corso il fabbisogno finanziario risulta coperto per circa l’85%. Tuttavia, lo stesso DG Ghebreyesus ha recentemente confermato le difficoltà esistenti nel reperire quel 15% restante.
Il problema di fondo è che negli ultimi decenni le quote obbligatorie pagate dagli Stati membri hanno costituito solo un quarto circa del budget dell’organizzazione, mentre il resto era affidato a contributi volontari di attori statali e non statali. A partire dal 2023 si è appunto iniziato a stabilire un graduale aumento delle quote obbligatorie degli Stati membri, il cui terzo giro è previsto a breve.
Come si è chiusa questa Assemblea
«Questa Assemblea ha dimostrato che il progresso è ancora possibile, anche quando il contesto più ampio è difficile», ha detto Ghebreyesus nel suo discorso conclusivo il 23 maggio. La settimana di lavori delle delegazioni nazionali ha affrontato altri temi oltre all’emergenza Ebola. Si è parlato delle crisi internazionali, dalla Palestina all’Ucraina passando per l’Iran, e sono state approvate più di 20 decisioni e 13 risoluzioni, tra cui l’aggiornamento del piano d’azione globale contro l’antimicrobico resistenza, tema la cui importanza è sollevata da chi opera nelle prime linee dell’assistenza sanitaria nel mondo.
Il prossimo sarà l’ultimo anno sotto la guida di Ghebreyesus. Attorno alla sua successione come Direttore Generale si potrebbe giocare una partita rivelatori del riassetto dei poteri in corso nell’istituzione multilaterale. Ultimamente si è molto concentrata l’attenzione sulla Cina, soprattutto dopo che lo scorso anno ha annunciato un notevole incremento dei finanziamenti volontari, 500 milioni di dollari entro il 2030, ma in questa fase di mutamento negli assetti internazionali non si può dare nulla per scontato.
Il 2027 sarà anche l’anno in cui l’Assemblea dell’OMS giungerà all’ottantesima riunione: un anniversario che si spera porti maggior chiarezza non solo su temi specifici, come la preparazione pandemica e la firma dell’allegato PABS, ma più in generale sul futuro del principale tassello nel puzzle della governance della salute globale.